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Vista panoramica del borgo fantasma di Craco in Basilicata arroccato sulla collina calanchiva.

Visita a Craco: i segreti del borgo fantasma italiano

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Craco (Provincia di Matera, Regione Basilicata, Italia)

BORGHIDASCOPRIRE.EU fa tappa nella bellissima Craco in provincia di Matera e si trova a 391 m.s.l.m. Il fascino spettrale delle rovine di Craco si trasforma in pura magia tra le vertiginose vette delle Dolomiti Lucane a Pietrapertosa e Castelmezzano, per poi scivolare verso lo splendore marino di Maratea, attraversando l’eleganza senza tempo dei vicoli di pietra a Guardia Perticara, la maestosità del Castello di Miglionico e la solenne bellezza della cattedrale di Acerenza.

Craco (Accenni storici)

Le origini di Craco affondano nell’antichità, ma il borgo nasce ufficialmente come insediamento fortificato intorno alla metà del X secolo (974 d.C.), sotto il nome di Grachium, grazie all’opera di monaci bizantini che iniziarono a bonificare e coltivare la zona.

Ecco le tappe storiche fondamentali che hanno plasmato la sua identità, fino a trasformarlo nel “paese fantasma” più famoso d’Italia:

L’epoca normanna e il Feudalesimo

Nel XII secolo, con l’arrivo dei Normanni, Craco assunse una forte rilevanza militare e strategica grazie alla sua posizione dominante sulla valle del Cavone. Fu proprio sotto il regno di Federico II di Svevia che il borgo divenne un importante centro feudale; a questo periodo risale la costruzione della maestosa torre quadrata in pietra che svetta sulla cima della rupe, utilizzata come prigione e punto di avvistamento.

Una veduta "fantasma" di Craco.

Lo sviluppo e l’età d’oro

Tra il ‘400 e il ‘500 il paese si espanse notevolmente, arricchendosi di palazzi nobiliari (come Palazzo Maronna e Palazzo Grossi) e di splendide architetture religiose, tra cui la Chiesa Madre di San Nicola Vescovo e il Monastero dei Frati Minori di San Pietro. La popolazione crebbe e l’economia, basata sulla coltivazione dei cereali e sull’allevamento, fiorì nonostante i continui passaggi di proprietà tra i vari signori feudali della zona.

Il brigantaggio e le tensioni sociali

Nel XIX secolo, durante il decennio francese e successivamente con l’Unità d’Italia, Craco fu un focolaio caldissimo di rivolte legate al brigantaggio. Nel 1861, le bande guidate dal celebre capo brigante Carmine Crocco invasero il paese, saccheggiando i palazzi dei notabili e dando vita a scontri feroci, alimentati dalla disperazione dei contadini locali.

La fine del borgo: la frana del 1963

Il vero spartiacque della storia di Craco non fu una guerra, ma la fragilità della sua terra. Il borgo sorge su una collina di argilla, un terreno geologicamente instabile per natura.

Nel 1963, a causa di una devastante frana (aggravata da lavori di ammodernamento delle reti idriche e fognarie che causarono infiltrazioni nel sottosuolo), l’intero centro abitato divenne insicuro. I cittadini furono costretti ad abbandonare progressivamente le proprie case per trasferirsi a valle, nel nuovo insediamento di Craco Peschiera. Nel 1980, il terremoto dell’Irpinia diede il colpo di grazia, rendendo l’evacuazione totale e definitiva.

La rinascita come set cinematografico

Oggi Craco non è più un paese abitato, ma la sua storia continua attraverso l’arte. Il fascino decadente e surreale delle sue rovine silenziose ha stregato registi di fama internazionale, trasformando il borgo in un set cinematografico a cielo aperto per capolavori come Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi e La Passione di Cristo di Mel Gibson.

Craco (Monumenti e luoghi da visitare in un giorno)

La Torre Normanna

E’ il monumento più antico, imponente e fotografato di Craco. Rappresenta il vero e proprio fulcro visivo del borgo fantasma, dominando l’intero sperone di roccia da quasi mille anni.

1. Cenni Storici e l’impronta di Federico II

La torre fu costruita originariamente intorno al XII secolo dai Normanni per scopi prettamente difensivi, inserendosi in una fitta rete di fortificazioni che controllava la valle del Cavone e del Bradano. Il suo momento di massimo splendore, tuttavia, arrivò nella prima metà del XIII secolo sotto il regno dell’Imperatore Federico II di Svevia. Lo “Stupor Mundi” ne ordinò il potenziamento strutturale, inserendola ufficialmente nel sistema dei castelli regi e utilizzandola non solo come punto di avvistamento militare, ma anche come prigione di massima sicurezza per i prigionieri politici del regno.

2. Architettura e Caratteristiche

Dal punto di vista architettonico, la struttura colpisce per la sua imponente essenzialità:

  • Ha una pianta quadrata massiccia, tipica delle fortezze normanne dell’epoca.
  • È stata costruita interamente con blocchi di pietra locale, squadrati a mano, per integrarsi perfettamente con la roccia sottostante.
  • Nonostante i secoli di abbandono e la devastante frana che ha colpito il paese sottostante nel 1963, la torre è rimasta incredibilmente intatta e stabile, a testimonianza della straordinaria ingegneria medievale e della solidità della roccia sulla quale poggia la cima del colle.

3. Il Belvedere sui Calanchi

Oggi la torre non è solo un monumento storico, ma il punto panoramico più suggestivo dell’intera Basilicata. Trovandosi a quasi 400 metri di altitudine, dalla sua base si gode di una vista straordinaria a 360 gradi sul paesaggio circostante. Da qui si può ammirare il suggestivo spettacolo dei calanchi lucani (le maestose colline d’argilla bianca modellate dall’erosione dell’acqua) e, nelle giornate in cui il cielo è particolarmente limpido, lo sguardo riesce a spingersi fino alle acque del Mar Ionio.

Una splendida strada che porta a Craco.

4. Informazioni per i Visitatori

  • Come si visita: La torre si trova nella zona più alta e protetta del centro storico. Non è accessibile liberamente: la si raggiunge al termine del percorso guidato in sicurezza (con caschetto protettivo fornito all’ingresso) istituito dal Parco Museale Scenografico di Craco.
  • Orari: Attualmente l’area è accessibile tutti i giorni dalle 09:30 alle 16:00.

La Chiesa Madre di San Nicola Vescovo

E’ uno dei monumenti più suggestivi, carichi di pathos e visivamente potenti dell’intera Craco vecchia. Il suo profilo, caratterizzato dal celebre campanile che svetta fiero tra le case sventrate, è l’immagine simbolo che racconta la fine e la bellezza eterna del borgo fantasma.

1. Cenni Storici e l’evoluzione nei secoli

Le prime tracce documentate della chiesa risalgono al XIV secolo, periodo in cui sorse come un modesto luogo di culto per la comunità medievale che si andava espandendo ai piedi della Torre Normanna. Con la crescita della popolazione e l’arrivo dell’età d’oro del borgo tra il ‘500 e il ‘700, la chiesa subì profondi lavori di ampliamento e ristrutturazione in stile tardo-barocco e neoclassico, diventando il cuore pulsante della vita religiosa e civile di Craco. Qui venivano custoditi i registri parrocchiali, i tesori sacri e le reliquie più venerate, come il corpo di San Vincenzo Martire, un soldato della legione tebana i cui resti giunsero a Craco nel 1792.

2. Architettura e il celebre Campanile maiolicato

Nonostante i gravissimi danni causati dai crolli strutturali, dai decenni di abbandono e dai purtroppo frequenti sciacallaggi post-evacuazione, la struttura conserva una solennità impressionante:

  • Il Campanile: È l’elemento architettonico rimasto più intatto. Diviso in tre ordini, culmina con una splendida cupola a cuspide interamente rivestita di mattonelle di maiolica colorata (principalmente toni del verde e del giallo). Nelle giornate di sole, il riflesso della luce sulle maioliche crea un contrasto mozzafiato con il grigio-argilla delle rovine circostanti.
  • L’Interno sventrato: La facciata principale, sobria e lineare, introduce a quello che un tempo era un interno maestoso a tre navate con altari monumentali in marmo e nicchie decorate. Oggi, la parziale mancanza del tetto permette alla luce del sole e del cielo lucano di illuminare direttamente le navate spoglie, creando un’atmosfera quasi mistica, dove la natura si sta lentamente riappropriando degli spazi sacri.

3. Il cinema e la scena del “Trisavolo”

Il fascino spettrale e solenne della Chiesa Madre ha letteralmente stregato il mondo del cinema. Il regista Francesco Rosi la scelse come una delle location principali per il suo capolavoro “Cristo si è fermato a Eboli” (1979), tratto dal romanzo di Carlo Levi. È proprio all’interno di questa chiesa, già parzialmente evacuata ma ancora parzialmente arredata, che viene girata la celebre e malinconica scena del discorso del prete e le riflessioni sulla solitudine di quelle terre.

4. Curiosità: I Santi “Sfrattati”

Un aneddoto molto toccante legato alla frana del 1963 riguarda proprio le statue dei santi custodite nella Chiesa Madre. Durante i giorni dell’evacuazione forzata, gli abitanti di Craco non vollero lasciare indietro i loro simboli di fede. Le pesanti statue lignee, tra cui quella di San Nicola e la teca con i resti di San Vincenzo, vennero portate a spalla lungo i sentieri franosi fino a valle. Oggi, quelle stesse statue sono custodite nella nuova Chiesa Madre di Craco Peschiera, ma lo “scrigno” originario che le ha ospitate per secoli resta lì, a vegliare sul paese fantasma.

LEx Monastero di San Pietro e il M.E.C. (Museo Emozione Craco)

Rappresentano la porta d’ingresso ideale, sia fisica che culturale, al borgo fantasma. Situato poco fuori dal nucleo medievale, in una posizione leggermente più bassa e sicura, questo complesso è fondamentale perché permette di capire la storia del paese prima di camminare tra le sue rovine.

1. Cenni Storici: il presidio dei Frati Minori

Il monastero fu edificato intorno al 1630 per volere dell’ordine dei Frati Minori Osservanti, in un periodo di forte espansione spirituale ed economica di Craco. Per oltre un secolo e mezzo, il convento fu il centro culturale e assistenziale più importante della zona: ospitava una ricca biblioteca, una scuola di teologia e una farmacia che curava i cittadini del borgo e i contadini delle campagne circostanti. La vita del monastero si interruppe bruscamente nel 1806, quando le leggi napoleoniche ne decretarono la soppressione e la confisca dei beni, trasformando la struttura in una masseria e, successivamente, in un presidio militare durante gli anni caldi del brigantaggio.

2. L’Architettura: un’oasi di pietra e silenzio

Nonostante i danni del tempo, la struttura conserva la classica e affascinante pianta dei conventi francescani del Seicento:

  • Il Chiostro: È il cuore dell’edificio, caratterizzato da un colonnato quadrangolare con archi a tutto sesto che racchiudono un cortile centrale, dove un tempo si trovava la cisterna per la raccolta dell’acqua piovana.
  • La Chiesa del Convento: Adiacente al monastero si trova la chiesa dedicata a San Pietro. Sebbene spogliata dei suoi arredi originari, mostra ancora la maestosità della navata unica e la bellezza dei decori in stucco che resistono al tempo.

3. Il M.E.C. (Museo Emozione Craco): un viaggio multimediale

Oggi, gli spazi restaurati dell’ex convento ospitano un centro multimediale straordinario. Il M.E.C. non è un museo tradizionale con teche e reperti, ma un’esperienza sensoriale e interattiva che serve a preparare il visitatore:

  • La memoria della frana: Attraverso filmati d’archivio storici e interviste in bianco e nero agli ex abitanti, il museo fa rivivere i drammatici giorni dell’evacuazione del 1963. Sentire la voce di chi ha dovuto lasciare la propria casa rende la successiva passeggiata nel borgo un’esperienza profondamente toccante.
  • La sala del Cinema: Una sezione speciale è dedicata al legame indissolubile tra Craco e la settima arte. Qui vengono proiettati spezzoni dei grandi film girati tra le rovine (da Pasolini a Mel Gibson), mostrando come la disperazione di un paese abbandonato sia stata trasformata in pura poesia cinematografica internazionale.

4. Informazioni Pratiche per la visita

  • Il punto di partenza obbligatorio: È proprio qui, presso l’info-point dell’Ex Monastero, che i visitatori devono fare il biglietto (la Craco Card) e ritirare il caschetto protettivo prima di essere accompagnati dalle guide autorizzate lungo il percorso in sicurezza all’interno del centro storico.
  • La sosta ideale: La visita al M.E.C. dura circa 30 minuti ed è l’introduzione perfetta prima di salire verso la Chiesa Madre e la Torre Normanna.

Craco (Curiosità e golosità)

Ecco una raccolta di curiosità incredibili e chicche nascoste su Craco:

1. Perché Mel Gibson scelse proprio Craco per “La Passione di Cristo”?

Quando Mel Gibson vide Craco per la prima volta, se ne innamorò all’istante perché gli ricordava perfettamente la Giudea antica. Nel film La Passione di Cristo (2004), il borgo fa da sfondo a una delle scene più forti e simboliche: l’impiccagione di Giuda. Se guardi con attenzione quella scena, l’inquadratura mostra l’apostolo traditore appeso a un albero e, sullo sfondo, si riconosce nitidamente il profilo spettrale delle case abbandonate di Craco.

2. Una frana causata dall’uomo (e dall’acqua corrente)

La sfortuna di Craco è stata legata alla modernità. Il borgo poggiava da mille anni su una collina di argilla che aveva retto a secoli di storia. Tuttavia, nei primi anni ’60, furono fatti dei lavori per installare la rete idrica e fognaria nel paese. Le continue perdite d’acqua sotterranee e le infiltrazioni nel terreno argilloso (che se si bagna diventa instabile come fango) accelerarono drammaticamente il movimento della collina, provocando la famosa frana del 1963. Ironia della sorte, il progresso ha segnato la fine del borgo vecchio.

3. James Bond è passato da qui

Non solo cinema d’autore o film religiosi: Craco è stata anche lo sfondo di una delle saghe cinematografiche più famose del mondo. Nel film di James Bond “Quantum of Solace” (2008), con Daniel Craig nei panni dell’agente 007, alcune riprese aeree mostrano proprio Craco. Nella trama, l’agente segreto sorvola il borgo fantasma mentre si dirige verso la casa del suo alleato René Mathis.

4. Il mistero dei “Gatti di Craco”

Per anni, dopo l’evacuazione totale degli anni ’80 (a seguito del terremoto dell’Irpinia), gli unici abitanti fissi tra le macerie del borgo sono stati dei gatti randagi. Le guide locali raccontano che questi felini sembravano conoscere a memoria i sentieri sicuri e le case che non sarebbero crollate, quasi a fare da “custodi spirituali” del silenzio del paese. Oggi, con l’apertura del Parco Museale, sono rimasti il simbolo della resistenza del borgo.

5. Il cimitero trasformato in giardino

Durante la devastante epidemia di peste che colpì il Regno di Napoli nel 1656, Craco perse centinaia di cittadini. Per evitare il contagio, i corpi non vennero sepolti nelle chiese ma in una zona isolata ai piedi della rupe. Col tempo, la natura ha preso il sopravvento su quell’area e oggi la vegetazione spontanea ha trasformato quei luoghi in una sorta di giardino selvaggio che contrasta con la pietra nuda del borgo sovrastante.

Ecco i piatti tipici e le specialità tradizionali di Craco:

1. I Triddhi (o Past’ e Tridd)

È il primo piatto simbolo dei giorni di festa a Craco. Si tratta di una pasta fresca all’uovo particolarissima: l’impasto viene arricchito con abbondante pecorino grattugiato e prezzemolo tritato finissimo. La sfoglia non viene tagliata regolarmente, ma “pizzicata” e spezzettata grossolanamente a mano direttamente nel brodo bollente (solitamente di gallina o di agnello). Il risultato è una minestra saporitissima, profumata e confortante.

2. Le Lagane con i Ceci (Lag’n e Cicr)

Un grande classico intramontabile della cucina dell’entroterra materano. Le lagane sono antenate delle lasagne: una pasta fresca fatta solo con acqua e semola di grano duro, stesa spessa e tagliata a strisce larghe e corte. Vengono cotte e ripassate in padella con un sugo di ceci, aglio, un filo d’olio extravergine d’oliva locale e l’immancabile tocco di peperoncino o di polvere di peperone crusco.

3. L’Agnello alla Trottola (o Sotto la Cenere)

Nelle zone interne della Basilicata l’allevamento ovino ha una storia millenaria. A Craco la carne d’agnello o di capretto viene tradizionalmente cucinata in umido all’interno di un tegame di terracotta (la pignata) oppure cotta lentamente al forno con patate, lampascioni (i cipollotti selvatici dal retrogusto amarognolo), pomodorini e pecorino, fino a far diventare la carne così tenera da staccarsi dall’osso.

4. Il Pane di Craco e i Dolci con il Vincotto

Il pane a Craco non era un semplice alimento, ma un rito. Cotto nei forni a legna del borgo, era un pane di grano duro a lievitazione naturale, dalla crosta spessa e croccante e la mollica compatta, capace di conservarsi morbido per oltre una settimana. Con lo stesso orgoglio si preparavano i dolci della tradizione, come i Calzoncelli (panzerottini dolci fritti ripieni di crema di ceci, cacao e cannella) o i biscotti tipici, immancabilmente bagnati o impastati con il vincotto di fichi, il dolcificante naturale della civiltà contadina lucana.

Craco (Informazioni utili)

Indirizzo del Comune di Craco (MT): Via Monsignor Mastronardi 2, CAP: 75010

URP (Ufficio relazioni con il pubblico): 0835/459005

Abitanti: 560 circa.

Per maggiori informazioni consulta il sito ufficiale comune.craco.mt.it

Ecco una guida logistica dettagliata, per arrivare a Craco da ogni angolo d’Italia.

Dato che i trasporti pubblici diretti non arrivano al borgo vecchio, il mezzo consigliato in assoluto è l’auto (propria o a noleggio).

In Auto: le direttrici principali

La posizione di Craco, nel cuore della provincia di Matera e a ridosso della spettacolare zona dei calanchi, è facilmente raggiungibile attraverso le principali arterie autostradali e statali del Sud Italia.

  • Da Nord e dalla Dorsale Adriatica (Bologna, Ancona, Bari): Prendere l’autostrada A14 Bologna-Taranto fino all’uscita di Palagiano/Chiatona. Da lì, immettersi sulla SS 106 Jonica in direzione Reggio Calabria fino all’altezza di Metaponto. Uscire sulla SS 407 Basentana in direzione Potenza, prendere l’uscita Pisticci Scalo e seguire la SP 176 prima e la SP 103 poi, seguendo le indicazioni per Craco.
  • Da Roma, Napoli e dalla Dorsale Tirrenica: Percorrere l’autostrada A1 Milano-Napoli e poi la A30 o la A2 Autostrada del Mediterraneo (ex Salerno-Reggio Calabria) fino all’altezza di Sicignano degli Alburni. Immettersi sul Raccordo Autostradale RA5 verso Potenza e proseguire lungo la SS 407 Basentana fino all’uscita di Pisticci. Da lì, svoltare sulla SP 176 e seguire i cartelli panoramici che si inerpicano verso la Ghost Town.
  • Dalla Calabria e dalla Puglia Salentina: Il punto di riferimento è la SS 106 Jonica. Chi arriva da sud (Calabria) o da est (Taranto/Lecce) deve uscire allo svincolo per Marconia/Pisticci o proseguire fino a Metaponto per agganciare la Basentana, accorciando l’itinerario attraverso le strade provinciali interne (SP 154 e SP 103).

Tempi di percorrenza indicativi (in auto):

  • Da Matera: circa 55 minuti (60 km)
  • Da Potenza: circa 1 ora e 30 minuti (100 km)
  • Da Napoli: circa 2 ore e 45 minuti (240 km)
  • Da Roma: circa 4 ore e 30 minuti (460 km)

In Aereo: gli aeroporti più vicini

Per i viaggiatori che arrivano da più lontano (Milano, Torino, Venezia, isole o dall’estero), la combinazione migliore è Volo + Auto a noleggio.

  1. Aeroporto di Bari-Karol Wojtyła (BRI): È lo scalo più comodo e utilizzato. Dista circa 125 km da Craco. Una volta atterrati, il modo più rapido è noleggiare un’auto direttamente in aeroporto, imboccare la SS 96 in direzione Matera e poi proseguire verso sud seguendo le indicazioni per la SS 407.
  2. Aeroporto di Brindisi-Salento (BDS): Alternativa valida, dista circa 160 km. Si percorre la SS 7 in direzione Taranto e poi si scende lungo la SS 106 Jonica.

In Treno e Autobus (Soluzioni Miste)

Arrivare a Craco esclusivamente con i mezzi pubblici è complesso, ma non impossibile se si pianifica un viaggio a tappe.

  • Le stazioni ferroviarie di riferimento:
    • Pisticci Scalo: È la stazione ferroviaria più vicina dal punto di vista geografico, situata sulla linea Salerno-Potenza-Taranto (servita da treni regionali). Da lì, tuttavia, è necessario prendere un taxi o verificare le coincidenze dei bus locali extraurbani.
    • Ferrandina-Scalo Matera: È una stazione più servita (ci fermano anche alcuni treni Frecciarossa e Intercity). Dista circa 35 km da Craco.
  • Autobus a lunga percorrenza: Molte autolinee private (come Flixbus o Itabus) collegano le principali città italiane con Matera o Ferrandina. Una volta arrivati a Matera, la scelta ideale è noleggiare un’auto per l’escursione di un giorno, oppure usufruire delle linee di autobus provinciali (gestite dalle autolinee Coeltrer o Sita) che collegano Matera a Craco Peschiera (il paese nuovo a valle), ricordando che le corse sono pensate principalmente per i pendolari e sono ridotte nei giorni festivi.

Tutto quello che devi sapere su Craco (FAQ):

Perché Craco è diventato un “borgo fantasma”? C’entra davvero solo la natura?

Non del tutto! Sebbene la causa scatenante sia stata una serie di frane iniziata nel 1963, a dare il colpo di grazia al borgo fu l’intervento umano. Per ironia della sorte, i lavori di consolidamento e la costruzione di una rete idrica e fognaria negli anni ’50, invece di proteggere il paese, infiltrarono d’acqua il fragile terreno argilloso (i calanchi), accelerando il distacco della roccia e costringendo gli abitanti all’evacuazione forzata.

È vero che a Craco si nascondeva un famoso e spietato brigante?

Assolutamente sì. Nel XIX secolo, le case abbandonate e i cunicoli di Craco divennero il rifugio perfetto per le bande di briganti. Il più celebre a trovare riparo tra le sue rocce fu Carmine Crocco, uno dei più temuti e famosi capi del brigantaggio post-unitario, che sfruttò la posizione strategica e inaccessibile del borgo arroccato per sfuggire all’esercito sabaudo.

Quali grandi film di Hollywood hanno usato Craco come set cinematografico?

Craco è una vera stella del cinema internazionale! Il regista Mel Gibson lo ha scelto per girare la scena shock dell’impiccagione di Giuda nel kolossal La Passione di Cristo (2004). Ma non è tutto: il borgo appare anche in Agente 007 – Quantum of Solace, nel celebre Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi e in Basilicata Coast to Coast.

Buon soggiorno a Craco da borghidascoprire.eu

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