Home » Veneto » Cosa nasconde Arquà Petrarca? Il giallo del teschio
Panoramica di Arquà Petrarca: borgo medievale tra i vigneti e gli ulivi dei Colli Euganei, tra tetti in cotto e antichi campanili.

Cosa nasconde Arquà Petrarca? Il giallo del teschio

Condividi questo borgo!

Arquà Petrarca (Provincia di Padova, Regione Veneto, Italia)

BORGHIDASCOPRIRE.EU fa tappa nel borgo romantico di Arquà Petrarca in provincia di Padova a 80 m.s.l.m. Dalle atmosfere medievali e letterarie di Arquà Petrarca, incastonato tra i Colli Euganei, si snoda un itinerario veneto d’eccezione che tocca le imponenti mura merlate di Montagnana, l’eleganza palladiana di Villa Morosini a Cartigliano, fino a raggiungere i paesaggi fluviali di Motta di Livenza dove la storia si specchia nelle acque del confine trevigiano senza dimenticare la bellezza senza tempo di Auronzo di Cadore. Benvenuti in Veneto!

Arquà Petrarca (Accenni storici)

Non è solo un borgo medievale perfettamente conservato, ma è un luogo dove il tempo sembra essersi fermato al XIV secolo, epoca in cui divenne il rifugio finale di uno dei più grandi poeti della storia.

Splendida e suggestiva immagine di Arquà Petrarca.

Ecco i punti chiave della sua evoluzione storica:

1. Le origini e il nome

Il nome “Arquà” deriva probabilmente dal latino Arquata (fatta a arco), riferendosi alla conformazione naturale della valle in cui si trova, circondata dai Colli Euganei. Le tracce di insediamenti risalgono addirittura all’Età del Bronzo, ma il borgo assunse importanza in epoca romana e successivamente medievale come postazione difensiva.

2. L’arrivo di Francesco Petrarca (1370)

La svolta decisiva avvenne nel 1369, quando Francesco Petrarca, stanco dei continui spostamenti tra le corti italiane, decise di stabilirsi qui. Francesco I da Carrara, signore di Padova e suo grande amico, gli donò un appezzamento di terreno.

  • La Casa: Petrarca ristrutturò un edificio preesistente, adattandolo alle sue esigenze di studio e preghiera.
  • Gli ultimi anni: Qui il poeta trascorse gli ultimi anni della sua vita (fino al 1374) in pace, dedicandosi alla revisione del Canzoniere e alla cura del suo orto e del suo vigneto.

3. Il dominio della Serenissima

Dopo la caduta della signoria Carrarese, Arquà Petrarca passò sotto il controllo della Repubblica di Venezia (1405). Durante questo periodo, il borgo divenne una meta di “turismo letterario” ante litteram. Molte famiglie nobili veneziane vi costruirono case e ville, attratte dal prestigio legato alla memoria del poeta e dalla bellezza del paesaggio.

4. Il mito e la conservazione

A differenza di molti centri vicini che subirono trasformazioni industriali o urbanistiche, Arquà Petrarca rimase fedele alla sua struttura trecentesca.

  • L’Arca del poeta: Al centro della piazza principale troneggia il sarcofago in marmo rosso di Verona che custodisce le spoglie di Petrarca, eretto nel 1380 dal genero Francescuolo da Brossano.
  • Oggi: Nel 1868, dopo l’Unità d’Italia, al nome “Arquà” venne aggiunto ufficialmente “Petrarca” per onorare il legame indissolubile con il letterato.

Arquà Petrarca (Monumenti e luoghi da visitare in un giorno)

Casa del Petrarca

E’ molto più di un semplice museo: è un santuario della letteratura mondiale. Sebbene abbia subito dei restauri nel corso dei secoli (soprattutto nel Cinquecento), conserva ancora l’atmosfera intima e raccolta che spinse il poeta a scrivere: “Fuggo la città come un ergastolo e scelgo di abitare in un piccolo villaggio solitario”.

Ecco cosa rende speciale la visita a questa dimora:

La struttura e le trasformazioni

In origine, la casa era composta da due corpi di fabbrica: uno destinato al poeta e alla sua famiglia (la figlia Francesca viveva con lui), l’altro per i servizi.

  • Il tocco del Petrarca: Il poeta seguì personalmente i lavori di adattamento tra il 1369 e il 1370, unificando gli edifici e creando un giardino interno che amava curare personalmente.
  • Il restauro del ‘500: Nel XVI secolo, il nobile Pietro Paolo Valdezocco divenne proprietario della casa e fece aggiungere la loggetta esterna e la scala che vediamo oggi, oltre a commissionare gli affreschi.

Cosa vedere all’interno

Il percorso espositivo si snoda attraverso stanze cariche di fascino:

  • Lo Studiolo: È la stanza più emozionante. Qui si conservano ancora la sedia originale in stile moresco e la libreria del poeta. È il luogo dove Petrarca spirò, secondo la leggenda, con la testa adagiata su un codice di Virgilio.
  • La Stanza delle Visioni: Decorata con affreschi che illustrano la canzone “Standomi un giorno solo a la fenestra”, una delle più celebri del Canzoniere.
  • La Venere di Petrarca: In una delle stanze è esposta la famosa gatta mummificata (che in realtà sembra sia stata collocata lì nel ‘600 come tributo scherzoso alla presunta compagna fedele del poeta).
  • Il Giardino: Un piccolo angolo di pace dove il poeta coltivava erbe medicinali e piante citate nei suoi scritti.
Campanile dell'Oratorio della Santissima Trinità di Arquà Petrarca.

Informazioni pratiche per la visita

  • Dove si trova: In via Valli, nella parte alta del borgo di Arquà.
  • L’esperienza: La visita è abbastanza rapida (circa 30-45 minuti), ma l’impatto emotivo per chi ama la letteratura è molto forte.
  • Curiosità: La casa è diventata proprietà del Comune di Padova nel 1875, grazie alla donazione del cardinale Silvestri.

Un piccolo avvertimento: Controlla sempre gli orari di apertura prima di andare, poiché solitamente prevedono una pausa pranzo e gli ingressi sono contingentati per preservare la struttura antica.

Tomba del Petrarca

La Tomba di Francesco Petrarca, nota anche come Arca, è uno dei monumenti funebri più iconici della letteratura italiana. Si trova proprio sul sagrato della Chiesa di Santa Maria Assunta, in una posizione rialzata che domina la piazza principale del borgo.

Ecco i dettagli che rendono questo monumento così significativo:

1. L’Architettura: Un ponte con l’antichità

L’arca fu eretta nel 1380, sei anni dopo la morte del poeta, per volontà del genero Francescuolo da Brossano.

  • Lo stile: È un sarcofago in marmo rosso di Verona, uno stile che richiama esplicitamente le tombe dei romani e dei primi cristiani. Questa scelta non fu casuale: Petrarca fu il padre dell’Umanesimo e il primo a riscoprire la grandezza dell’antichità classica.
  • I pilastrini: Il sarcofago è sorretto da quattro pilastri marmorei, che gli conferiscono un aspetto solenne e isolato rispetto al terreno.

2. L’Epitafio

Sulla tomba è inciso un distico latino dettato dallo stesso Petrarca prima di morire, che recita:

Frigida Francisci lapis hic tegit ossa Petrarce, Suscipe virgo parens animam, sate virgine parce. Fessaque jam terris celi requiescat in arce.”

Traduzione: Questa pietra copre le fredde ossa di Francesco Petrarca, accogli, o Vergine Madre, l’anima sua, e tu, Figlio della Vergine, perdona. Possa l’anima stanca della terra riposare nella rocca del cielo.

3. I “Misteri” delle spoglie

La tomba è stata al centro di diverse vicende storiche e curiosità scientifiche:

  • Il furto del braccio: Nel 1630, un frate di nome Tommaso Martinelli infranse il marmo e rubò alcune ossa del braccio destro. Fu scoperto e punito, ma le ossa non furono mai del tutto recuperate.
  • Il mistero del teschio: Nel 2004, un’analisi del DNA sui resti ha rivelato una sorpresa incredibile: sebbene lo scheletro appartenga effettivamente a Petrarca, il cranio ritrovato nel sarcofago è di una donna vissuta nel 1200. Il vero teschio del poeta è scomparso nel corso dei secoli, probabilmente sostituito durante una delle aperture storiche della tomba.

Perché visitarla

Non è solo un luogo di sepoltura, ma un simbolo del legame eterno tra il Poeta e il borgo che lo ha accolto. È tradizione per i visitatori soffermarsi in silenzio davanti all’arca, ammirando come il rosso del marmo contrasti con il verde dei Colli Euganei circostanti.

Loggetta dei Vicari e il Borgo Alto

Se la Casa e la Tomba rappresentano l’anima spirituale di Arquà Petrarca, la Loggetta dei Vicari e il Borgo Alto ne rappresentano il cuore politico e l’estetica più autentica. Camminare in questa zona significa fare un salto nel tempo fino al periodo in cui Arquà era un centro amministrativo di rilievo per la Repubblica di Venezia.

1. La Loggetta dei Vicari

Costruita nel XIII secolo e successivamente rimaneggiata, questa struttura elegante e aperta era il centro della vita civile.

  • La funzione: Qui si riunivano i “Vicari” (i magistrati che amministravano il territorio per conto di Padova prima e di Venezia poi) per discutere leggi, risolvere controversie e gestire la cosa pubblica. Sotto queste arcate si prendevano le decisioni che riguardavano tutta la zona dei Colli Euganei.
  • L’architettura: È caratterizzata da archi a tutto sesto che poggiano su colonne snelle. Sulle pareti interne puoi ancora scorgere gli stemmi gentilizi affrescati dei vari Vicari che si sono succeduti nel tempo.
  • Il tetto: Notevole è la struttura del soffitto ligneo, che contribuisce a mantenere quell’atmosfera rustica ma nobile tipica del borgo.

2. Il Borgo Alto

Arquà Petrarca è strutturata su due livelli (Borgo Basso e Borgo Alto). Il Borgo Alto è la parte più antica e, per molti, la più affascinante.

  • L’atmosfera: Le strade sono strette, tortuose e pavimentate con i caratteristici “sassi” dei colli. Ogni angolo offre uno scorcio su case medievali in pietra, balconi fioriti e piccoli cortili nascosti.
  • L’armonia: Ciò che colpisce del Borgo Alto è la quasi totale assenza di elementi moderni disturbanti. L’architettura è rimasta coerente, mantenendo quel colore caldo della pietra locale che si sposa perfettamente con il verde degli ulivi circostanti.
  • Il panorama: Salendo verso la parte più alta, la vista si apre verso la valle e gli altri colli (come il Monte Ventolone e il Monte Piccolo), offrendo uno dei tramonti più belli di tutto il Veneto.

Cosa non perdere in questa zona:

  1. I dettagli sulle facciate: Cerca le antiche finestre gotiche e i portali in pietra delle case private che circondano la Loggetta.
  2. I prodotti locali: Nel Borgo Alto si trovano le botteghe storiche dove puoi trovare l’olio extravergine d’oliva dei Colli Euganei e i derivati della giuggiola.
  3. La quiete: A differenza della piazza della Tomba, che può essere molto affollata, i vicoli del Borgo Alto offrono angoli di assoluto silenzio, proprio come quelli cercati da Petrarca per la sua meditazione.

Consiglio fotografico: Il momento migliore per visitare la Loggetta è il tardo pomeriggio, quando la luce calda del sole colpisce lateralmente le colonne, creando giochi di ombre perfetti per uno scatto d’autore.

Arquà Petrarca (Curiosità e golosità)

E’ un luogo dove la realtà storica si mescola spesso con la leggenda e le tradizioni più curiose. Ecco alcune delle curiosità più particolari che rendono questo borgo unico:

1. La Gatta del Petrarca

Entrando nella Casa del Petrarca, ti imbatterai in una nicchia sopra una porta che ospita una gatta mummificata.

  • La leggenda: Un’iscrizione latina recita che la gatta fu la seconda fiamma del poeta (dopo Laura), fedele custode dei suoi preziosi codici dai topi.
  • La verità: In realtà, la mummificazione risale al XVII secolo. Fu un’astuta operazione di “marketing” del proprietario dell’epoca, Girolamo Valdezocco, per aggiungere un tocco di colore al mito del poeta.

2. I “Sassi” e il rumore del tempo

Camminando per il Borgo Alto, noterai che il selciato non è liscio. La pavimentazione originale in trachite (la pietra scura dei Colli Euganei) è stata mantenuta apposta.

  • La curiosità: Si dice che il suono dei passi o degli zoccoli dei cavalli su queste pietre sia rimasto identico a quello che sentiva Petrarca nel 1370, poiché la conformazione delle case “riflette” il suono nello stesso modo da sette secoli.

3. Il mistero del cranio femminile

Come accennato prima, la tomba del poeta nasconde un segreto degno di un thriller. Quando nel 2004 fu aperta l’arca per un’indagine scientifica, si scoprì che lo scheletro era di un uomo alto circa 1,84 m (molto alto per l’epoca, proprio come Petrarca), ma il cranio era di una donna.

  • Dov’è il vero teschio? È uno dei grandi misteri della storia italiana. Si ipotizza che sia stato trafugato da un collezionista di reliquie nei secoli scorsi e sostituito per non far notare il furto.

La cucina di Arquà Petrarca è un trionfo di sapori contadini, influenzata dalla fertilità dei Colli Euganei e da tradizioni che risalgono al Medioevo. Se visiti il borgo, ecco cosa devi assolutamente assaggiare per “sentire” il territorio:

1. I Bigoli al Torcio

È il primo piatto veneto per eccellenza. Sono spaghettoni grossi e ruvidi, preparati con un torchio manuale che permette al sugo di aderire perfettamente.

  • Il condimento tipico: Ad Arquà si mangiano tradizionalmente con il ragù d’anatra (o “muta”) o, durante i periodi di magro, con un sugo di acciughe e cipolla.

2. Lo Schissotto

Un pane antichissimo e povero, tipico della zona dei Colli e della vicina Montagnana.

  • Com’è fatto: È una pagnotta bassa e non lievitata (o poco lievitata), cotta tradizionalmente nel forno a legna.
  • La curiosità: Spesso viene preparato con l’aggiunta di ciccioli di maiale o lardo, rendendolo saporitissimo. È il compagno ideale per i salumi locali, come il Prosciutto Veneto Berico-Euganeo DOP.

3. La Gallina Padovana e il “Toresan”

La zona è famosa per le sue carni bianche di alta qualità.

  • Gallina Padovana: Una razza antica e pregiata, servita spesso “in canevera” (bollita in un sacchetto) o stufata.
  • Torresano: Se ti sposti verso la zona collinare, troverai il piccione di torre cotto allo spiedo, una prelibatezza che un tempo era riservata ai banchetti nobiliari.

4. Il Brodo di Giuggiole

Non è solo un liquore, ma un simbolo identitario.

Il gusto è dolce, denso e liquoroso, con un retrogusto che ricorda il dattero e il miele. E’ usato principalmente a fine pasto come digestivo, e spesso è accompagnato dai “Zaletti”, i tipici biscotti veneziani fatti con farina di mais e uvetta.

L’eccellenza locale: Se volete assaggiare l’autentica ricetta tramandata nel tempo e vedere dove nasce questo “elisir”, non potete non fare tappa nella bottega storica dell’Azienda Agricola Scarpon di Arquà Petrarca che ne ha preservato la tradizione.

Azienda Agricola Scarpon Arquà Petrarca.

Azienda Agricola Scarpon

Durante la vostra passeggiata tra i vicoli del borgo del Poeta, c’è una sosta che non può mancare per chi cerca i sapori veri dei Colli Euganei. L’Azienda Agricola Scarpon è un’eccellenza locale che trasforma con passione le materie prime del Veneto in prodotti artigianali di altissima qualità.

  • Cosa trovare: Prodotti agricoli fatti interamente a mano, seguendo le tradizioni locali.
  • La Filosofia: Solo materie prime venete selezionate per un’esperienza a “chilometro vero”.
  • Dove: Via Fonteghe, 27 – 35032 – Arquà Petrarca (PD)
  • Contatti: 📞 0429-718215 | 📱 320-9320983 | 📧 info@scarpon.it

🌐 Visita il sito ufficiale: www.scarpon.it 

Arquà Petrarca (Informazioni utili)

Indirizzo del Comune di Arquà Petrarca (PD): Piazza San Marco 1, CAP: 35032

URP (Ufficio relazioni con il pubblico): 0429/777100

Abitanti: 1786 circa.

Per maggiori informazioni consulta il sito ufficiale https://www.comune.arqua.pd.it

Raggiungere Arquà Petrarca è piuttosto semplice grazie alla sua posizione strategica nel cuore del Veneto, vicino a importanti snodi autostradali e ferroviari. Ecco le opzioni principali per arrivare da ogni parte d’Italia:

In Auto (Il mezzo più consigliato)

L’auto è sicuramente il modo più comodo per esplorare il borgo e i Colli Euganei circostanti.

  • Dall’Autostrada A13 (Padova-Bologna):
    • Se provieni da Nord (Padova/Venezia/Milano): Esci al casello di Terme Euganee. Da lì, segui le indicazioni per Battaglia Terme e poi per Arquà Petrarca (circa 10-15 minuti dall’uscita).
    • Se provieni da Sud (Bologna/Ferrara/Rovigo): Esci al casello di Monselice. Il borgo dista solo 5-6 km; segui le indicazioni locali che ti porteranno rapidamente a destinazione.
  • Dall’Autostrada A31 (Valdastico): Se arrivi da Vicenza o dal Trentino, puoi uscire a Noventa Vicentina e proseguire verso est seguendo le indicazioni per Este e poi Arquà.

In Treno

Arquà Petrarca non dispone di una stazione ferroviaria propria nel centro del borgo. Le stazioni di riferimento più vicine, situate sulla linea Venezia-Padova-Bologna, sono:

  • Stazione di Monselice: È la più vicina e servita da molti treni regionali.
  • Stazione di Terme Euganee (Montegrotto Terme): Ideale se arrivi con treni regionali veloci.
  • Dalla stazione al borgo: Una volta scesi a Monselice o Terme Euganee, dovrai proseguire in autobus (linee Busitalia – Sita Nord) o in taxi. Il tragitto in taxi dura circa 10-15 minuti.

In Autobus

Esistono collegamenti diretti da Padova (Autostazione o Ospedale) gestiti da Busitalia. Le corse non sono frequenti durante tutto il giorno, quindi è fondamentale controllare gli orari sul sito ufficiale.

In Aereo

Se arrivi da molto lontano, gli aeroporti più vicini sono:

  • Venezia “Marco Polo” (VCE): Dista circa 60 km (50 minuti in auto). È lo scalo principale con i migliori collegamenti internazionali.
  • Treviso “Antonio Canova” (TSF): Dista circa 60 km, molto utilizzato dai voli low-cost.
  • Verona “Valerio Catullo” (VRN): Dista circa 90 km.

Un piccolo consiglio sui parcheggi: Una volta arrivato, troverai due aree principali: il Parcheggio di Borgo Basso (vicino alla chiesa e alla tomba) e il Parcheggio di Borgo Alto (vicino alla Casa del Petrarca). Entrambi sono a pagamento, ma molto comodi per iniziare la visita a piedi.

Tutto quello che devi sapere su Arquà Petrarca (FAQ):

Perché il gatto più famoso d’Italia si trova proprio ad Arquà Petrarca?

Nella casa-museo di Francesco Petrarca è custodita una bacheca con la mummia di una gatta, diventata una vera leggenda. Nel Seicento, il proprietario dell’epoca si inventò che la gatta fosse appartenuta al poeta e che lo avesse aiutato a proteggere i suoi preziosi manoscritti dai topi. Scrisse persino un’ironica poesia in latino per glorificarla. Anche se oggi sappiamo che la mummia risale in realtà al XVII secolo (e quindi non ha mai conosciuto Petrarca), la “gatta del poeta” rimane uno dei simboli più bizzarri e fotografati del borgo!

Qual è il mistero che avvolge le spoglie di Petrarca custodite nel borgo?

Nel centro del paese si trova la monumentale arca in marmo rosso che custodisce le spoglie del poeta. Nel 2004, un’equipe di scienziati ha aperto la tomba per studiarne i resti e ha fatto una scoperta shock: lo scheletro appartiene effettivamente a Petrarca, ma il cranio è di una donna vissuta nel 1200! Il vero teschio del poeta fu probabilmente rubato nel 1630 da un frate cacciatore di reliquie, e il mistero di dove si trovi oggi non è ancora stato risolto.

Che cos’è il famoso “Brodo di Giuggiole” che è nato qui e perché si chiama così?

Oggi usiamo l’espressione “andare in brodo di giuggiole” per dire che siamo felici, ma ad Arquà Petrarca il brodo di giuggiole si beve sul serio! È un liquore dolcissimo e tipico del borgo, preparato con le giuggiole (i frutti di una pianta portata in zona dagli antichi Romani), appassite insieme a uva, melagrane e mele cotogne. Il liquore era così squisito ed estasiante che i nobili veneziani del Rinascimento iniziarono a usare la metafora del “brodo di giuggiole” per descrivere il massimo della goduria e della felicità.

Buon soggiorno a Arquà Petrarca da borghidascoprire.eu

Se l’articolo vi è piaciuto seguite la nostra pagina facebook: borghidascoprire

Media: 5 / 5 (1 voti)