Bondone (Provincia di Trento, Regione Trentino Alto Adige, Italia)
BORGHIDASCOPRIRE.EU fa tappa nel borgo romantico di Bondone in provincia di Trento a 720 m.s.l.m. Il viaggio in Trentino Alto Adige comincia con l’atmosfera magica e medievale di Canale di Tenno, immerso tra le montagne e il Garda. Da qui l’itinerario prosegue attraversando i pittoreschi ponti sul fiume Brenta a Borgo Valsugana, fino a raggiungere Mezzano, dove le cataste di legno diventano vere e proprie opere d’arte ai piedi delle Dolomiti, prima di concludersi tra le storiche e imponenti mura medievali di Glorenza, l’incantevole gioiello della Val Venosta: un cammino straordinario che unisce storie di pietra, legno, acqua e tradizioni senza tempo, lasciando nel cuore la meraviglia più autentica del nostro patrimonio alpino. Benvenuti in Trentino Alto Adige!
Bondone (Accenni storici)
Situato nell’estremità sud-occidentale della provincia di Trento al confine con la Lombardia, affondano le radici nel Medioevo. La posizione geografica strategica, su uno sperone roccioso a oltre 700 metri di altitudine, ha segnato profondamente lo sviluppo del centro abitato, rendendolo un avamposto naturale per il controllo delle vie di comunicazione tra la Val del Chiese e il Lago d’Idro.
Durante l’epoca medievale, il territorio di Bondone fu sottoposto alla giurisdizione del Principato Vescovile di Trento.
Il controllo effettivo del feudo venne successivamente affidato alla potente famiglia dei conti Lodron, una dinastia nobiliare che influenzò profondamente la storia politica e militare dell’intera Valle del Chiese, erigendo fortificazioni e gestendo i diritti di sfruttamento delle risorse boschive.

La tradizione dei carbonai di Bondone
Il vero motore dell’economia locale e l’elemento cardine dell’identità culturale di Bondone è stata, per secoli, la produzione del carbone vegetale. Gli abitanti del paese erano noti in tutto il territorio alpino come abili carbonai. Questa professione comportava un modello di vita transumante che scandiva i ritmi demografici e sociali dell’intero comune.
Ogni anno, all’inizio della primavera, le famiglie abbandonavano le proprie case per trasferirsi nei boschi della zona o delle valli vicine. Qui i carbonai vivevano in capanne provvisorie, dedicandosi al taglio del legname e alla successiva cottura all’interno dei “gajal”, i tradizionali cumuli di legna ricoperti di terra e foglie dove avveniva la combustione lenta in assenza di ossigeno. Il rientro nel borgo avveniva soltanto in autunno inoltrato, lasciando il paese quasi completamente spopolato durante i mesi estivi.
L’architettura rurale e il legame con il territorio
L’urbanistica del centro storico di Bondone rispecchia fedelmente le necessità di questo antico mestiere e la conformazione impervia del terreno. Il tessuto urbano è caratterizzato da un impianto medievale conservato intatto, dove le case in pietra sono addossate le une alle altre per proteggersi dal clima montano e ottimizzare lo spazio disponibile sulla rupe.
Gli edifici storici presentano elementi tipici dell’architettura rurale trentina:
- Stretti vicoli ciottolati e ripide scalinate in pietra concepite per il passaggio pedonale e il trasporto dei sacchi di carbone.
- Ampi portali ad arco che immettono nei cortili interni e nelle cantine.
- Ballatoi e loggiati in legno, storicamente utilizzati per l’essiccazione dei prodotti agricoli e del legname.
- Affreschi religiosi di epoca rinascimentale sulle facciate delle abitazioni, testimonianza della devozione popolare e della protezione invocata dai lavoratori prima di partire per i boschi.
Castel San Giovanni e l’importanza strategica
A breve distanza dal nucleo centrale del paese, arroccato su uno spone di roccia isolato che cade a picco sul Lago d’Idro, sorge il monumentale Castel San Giovanni. Questa fortezza medievale, risalente al XII secolo, costituiva il fulcro del sistema difensivo della famiglia Lodron.
Il Castello permetteva di monitorare il transito delle merci lungo la via imperiale e di presidiare il confine politico tra le terre trentine e i domini della Repubblica di Venezia. Nonostante i successivi rimaneggiamenti e i danni subiti durante i conflitti ottocenteschi, la struttura rappresenta uno dei più importanti esempi di architettura fortificata della Val del Chiese, indissolubilmente legato alle vicende storiche del borgo di Bondone.
Bondone (Monumenti e luoghi da visitare in un giorno)
Castel San Giovanni, la fortezza che domina il Lago d’Idro
E’ il monumento più importante e affascinante del comune di Bondone, situato nella Valle del Chiese, all’estremità meridionale della provincia di Trento. Questa antica fortezza medievale sorge in una posizione geografica straordinaria, arroccata su uno sperone di roccia calcarea isolato a picco sul Lago d’Idro, offrendo uno dei punti panoramici più suggestivi dell’intero territorio alpino di confine.

Cenni storici e origini della fortezza
Le prime testimonianze storiche sull’esistenza di un presidio fortificato sulla rupe risalgono al XII secolo. La sua edificazione rispondeva a una precisa esigenza strategica e militare: controllare i traffici commerciali lungo la via imperiale che collegava il Trentino alla pianura padana e vigilare sul confine politico tra il Principato Vescovile di Trento e il territorio della Repubblica di Venezia.
A partire dal XIII secolo, il castello divenne il fulcro del potere della potente famiglia dei conti Lodron, una dinastia feudale che dominò la Val del Chiese per generazioni. I Lodron trasformarono l’originaria struttura difensiva in una solida fortezza militare e, in seguito, in una residenza protetta. Nel corso dei secoli, il castello fu teatro di assedi e scontri d’armi, in particolare durante le campagne militari del generale Garibaldi nel 1866, subendo gravi danneggiamenti prima di essere progressivamente abbandonato.
Architettura e struttura difensiva
Nonostante le ingiurie del tempo e i conflitti storici, Castel San Giovanni conserva l’imponente impianto architettonico tipico delle fortificazioni medievali di mezza costa. La struttura si adatta perfettamente alla morfologia impervia della roccia ed è caratterizzata da diversi elementi difensivi:
- La cinta muraria esterna: Costruita in pietra locale, cingeva l’intero perimetro superiore della rupe per impedire le scalate.
- Il ponte levatoio e il portale d’accesso: Rappresentavano l’unico punto di ingresso controllato alla fortezza, originariamente protetto da sistemi di chiusura rinforzati.
- I camminamenti di ronda: Passaggi sopraelevati dai quali le guarnigioni militari potevano monitorare il lago sottostante e le vie d’accesso della valle.
- Il corpo centrale: Include i resti delle sale residenziali, dei magazzini per le provvigioni e delle cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, fondamentali per garantire l’autonomia della fortezza in caso di lunghi assedi.
L’importanza turistica e culturale oggi
Oggi, grazie a importanti interventi di restauro e consolidamento conservativo promossi dalle istituzioni locali, Castel San Giovanni è completamente accessibile al pubblico. Il sito fa parte della rete territoriale protetta e valorizzata, rappresentando una tappa imperdibile per gli amanti del turismo lento, del trekking e della storia medievale.
La visita al castello permette non solo di approfondire le vicende storiche della dinastia dei Lodron e dei carbonai di Bondone, ma offre anche un’esperienza naturalistica unica: il sentiero pedonale che conduce alla rocca attraversa una vegetazione tipicamente montana, regalando una vista a 360 gradi sullo specchio d’acqua del Lago d’Idro e sulle vette circostanti.
La Chiesa della Natività di Maria, il cuore spirituale del borgo
Nel cuore del centro storico di Bondone, situato in provincia di Trento, sorge la Chiesa della Natività di Maria. Questo antico edificio sacro rappresenta il principale luogo di culto e il simbolo dell’identità spirituale e comunitaria del borgo. Costruita su una spettacolare balconata panoramica che domina la piana e lo specchio d’acqua del Lago d’Idro, la chiesa unisce l’importanza storica a un’architettura perfettamente integrata nel paesaggio alpino della Val del Chiese.
Cenni storici e trasformazioni architettoniche
Le origini della struttura sono antichissime. La prima testimonianza documentale che attesta la presenza di una cappella medievale a Bondone risale al 1312.
Con la crescita demografica del borgo e lo sviluppo della comunità dei carbonai, l’edificio originario divenne insufficiente, portando a un primo ampliamento documentato nel 1486, anno in cui la chiesa venne eretta a Curazia. La solenne consacrazione avvenne nel 1517, seguita dall’edificazione della torre campanaria intorno alla metà dello stesso secolo.
Fino al XVIII secolo l’edificio era noto semplicemente come Chiesa di Santa Maria inBondone, per poi essere dedicato ufficialmente alla Natività di Maria Vergine nel 1733.
L’aspetto attuale della parrocchiale si deve tuttavia al radicale intervento di ristrutturazione avvenuto tra il 1887 e il 1889, su progetto dell’architetto Antonio Rosa di Condino, che trasformò l’antica struttura a navata unica in un imponente tempio a tre navate.
Architettura esterna e la torre campanaria
La Chiesa della Natività di Maria si distingue per un’ampia facciata a capanna caratterizzata da tre grandi arcate a tutto sesto rilevate; l’arcata centrale racchiude un oculo strombato che illumina la navata interna. La struttura sorge su un terrazzamento protetto da un imponente muro di rinforzo, ai cui piedi si trova il cimitero storico della comunità.
Sul fianco destro dell’edificio si eleva la Torre Campanaria, posizionata in modo leggermente obliquo rispetto al corpo di fabbrica. Il fusto presenta un rivestimento intonacato raso sasso, mentre la cella campanaria si apre verso l’esterno con quattro ampie finestre a monofora centinate.
Gli interni e il patrimonio artistico
L’interno della Chiesa è strutturato in tre navate, separate da pilastri a pianta cruciforme che sorreggono ampie arcate a tutto sesto:
- Le navate: La navata centrale, di dimensioni maggiori, è coperta da volte a botte unghiata, mentre le due navate laterali, più strette, presentano volte a vela e ospitano pregevoli altari minori in marmo policromo risalenti al tardo XVIII secolo.
- Il presbiterio: Rialzato di tre gradini rispetto all’aula, il presbiterio rettangolare presenta angoli smussati ed è sormontato da una cupola su pennacchi.
- L’altare maggiore: L’elemento di maggiore pregio artistico è l’imponente altare maggiore ligneo, arricchito e decorato da affreschi e pitture murali risalenti al XVIII secolo.
Il legame con la devozione popolare dei carbonai
La parrocchiale della Natività di Maria ha svolto per secoli un ruolo sociale fondamentale per Bondone. Era il luogo in cui l’intera comunità di carbonai si riuniva per invocare la protezione divina prima della grande transumanza primaverile verso i boschi e le valli limitrofe.
I registri parrocchiali e la struttura stessa della chiesa custodiscono la memoria storica di un popolo che, pur vivendo lontano dal borgo per molti mesi all’anno, manteneva nella fede e nella propria chiesa parrocchiale il punto di riferimento e il legame inscindibile con la terra natia.
Il Monumento al Carbonaio a Bondone, omaggio all’identità del borgo
Nel tessuto urbano di Bondone, in provincia di Trento, il Monumento al Carbonaio (conosciuto localmente anche come Monumento al Carboner) rappresenta l’opera di maggiore valore identitario, storico e antropologico del comune.
Collocata in una delle piazze principali del centro storico, questa scultura non è soltanto un elemento di arredo urbano, ma un vero e proprio memoriale a cielo aperto dedicato alle generazioni di lavoratori che, con il loro duro sacrificio, hanno garantito la sussistenza e plasmato la cultura del borgo della Val del Chiese.
Il contesto storico: la memoria del “Carboner”
Per comprendere il valore profondo di questo monumento è necessario contestualizzare la figura del carbonaio nella storia di Bondone. Per secoli, l’economia di questo comune montano è stata legata in modo quasi esclusivo alla produzione del carbone vegetale. Un mestiere antico, faticoso e itinerante, che costringeva la quasi totalità della popolazione maschile e le loro famiglie a una transumanza stagionale.
Da marzo a ottobre, i carbonai abbandonavano il paese per stabilirsi nei fitti boschi della zona, vivendo in capanne di frasche e terra. Il loro compito era la costruzione e la sorveglianza costante del “gajal” (o carbonaia), un grande cumulo di legna coperto di terra dove avveniva la combustione controllata in assenza di ossigeno. Il monumento nasce proprio dall’esigenza di non disperdere la memoria di questa straordinaria civiltà rurale dopo i mutamenti economici del secondo dopoguerra.
Descrizione dell’opera e simbologia
Il monumento si presenta come un’opera scultorea figurativa di forte impatto emotivo. Realizzata in bronzo e adagiata su un basamento in pietra locale, la scultura ritrae con estremo realismo la figura tipica del carbonaio di Bondone durante i momenti più rappresentativi del suo lavoro.
Gli elementi chiave della composizione evidenziano una precisa scelta iconografica:
- La figura del lavoratore: Il volto e le mani del carbonaio recano i segni della fatica e dell’esposizione costante al fumo e alla fuliggine. La postura fiera ma segnata dallo sforzo fisico esprime la resilienza dell’intera comunità.
- Gli strumenti del mestiere: La scultura include la rappresentazione fedele degli attrezzi storici utilizzati nei boschi, come il badile, il rastrello e la caratteristica zappa per la gestione della terra e della legna.
- Il legame con il fuoco e la terra: Il basamento e la disposizione degli elementi plastici richiamano la struttura del “gajal”, simboleggiando la profonda connessione tra l’uomo, la risorsa boschiva e la padronanza degli elementi naturali.
Valore culturale e turistico per il borgo
Il Monumento al Carbonaio costituisce una tappa fondamentale per i visitatori che intraprendono un itinerario alla scoperta del centro storico di Bondone. L’opera dialoga idealmente con l’architettura rurale circostante, caratterizzata da case in pietra addossate, stretti vicoli ciottolati e ampi ballatoi in legno che in passato servivano proprio per agevolare lo stoccaggio e la vita domestica al rientro dai mesi passati nei boschi.
Oggi il monumento è il fulcro delle attività di valorizzazione della memoria locale, in particolare durante le manifestazioni estive che rievocano le antiche maestranze. Rappresenta il punto di partenza ideale per comprendere non solo l’urbanistica e la storia di Bondone, ma anche lo spirito d’area di una comunità alpina che ha saputo trasformare una dura necessità economica in un tratto culturale unico e indelebile.
Bondone (Curiosità e golosità)
1. Il “Paese delle Donne” (Un ritmo demografico unico al mondo)
Per secoli, Bondone ha vissuto un fenomeno demografico rarissimo. Dall’inizio della primavera all’autunno inoltrato, il borgo si trasformava letteralmente nel paese delle donne, dei vecchi e dei neonati.
Con la partenza dei carbonai per la transumanza stagionale nei boschi, l’intera gestione della comunità, delle case, dei campi e del bestiame rimaneva esclusivamente nelle mani delle donne. Erano loro a governare il paese per oltre sette mesi all’anno, dimostrando una forza e una capacità organizzativa straordinarie, mentre gli uomini rientravano solo con l’arrivo dei primi freddi invernali.
2. Le facciate dipinte come “Assicurazione sulla vita”
Passeggiando tra i vicoli stretti e ripidi del centro storico, alzando lo sguardo si possono notare splendidi affreschi religiosi di epoca rinascimentale sulle facciate di diverse case private.
Non si trattava di semplici decorazioni estetiche, ma di una vera e propria forma di devozione popolare protettiva. Prima di intraprendere il pericoloso viaggio verso i boschi e di passare mesi a gestire il fuoco delle carbonaie (un lavoro rischioso dove un errore poteva causare esplosioni o incendi), le famiglie commissionavano questi dipinti sacri come ex-voto per chiedere la protezione dei santi sulla casa rimasta vuota e sulla vita dei lavoratori lontani.
3. La leggenda del tesoro nascosto di Castel San Giovanni
Come ogni fortezza medievale che si rispetti, anche Castel San Giovanni ha la sua leggenda misteriosa. Si racconta che la potente e temuta famiglia dei conti Lodron, durante gli anni di massimo splendore e controllo feudale sulla Val del Chiese, avesse accumulato immense ricchezze grazie ai dazi imposti sulle merci in transito tra il Trentino e la Repubblica di Venezia.
Secondo la tradizione locale, una parte di questo leggendario tesoro fatto di monete d’oro e preziosi sarebbe ancora sepolta all’interno dei sotterranei segreti del castello o nascosta tra gli anfratti della rupe calcarea a picco sul Lago d’Idro, protetta dalle anime degli antichi soldati della guarnigione.
I piatti tipici di Bondone e della Valle del Chiese
La tradizione gastronomica di Bondone è lo specchio fedele della sua storia: una cucina alpina, substanziosa e genuina, nata per dare energia ai carbonai e ai contadini che affrontavano il duro lavoro nei boschi e in montagna. Gli ingredienti base sono quelli della terra e delle malghe della Valle del Chiese, dove la semplicità si trasforma in eccellenza culinaria.
1. La Polenta Carbonera
È il piatto simbolo in assoluto di Bondone, legato a doppio filo all’identità dei suoi antichi abitanti. La leggenda narra che i carbonai la preparassero nei boschi unendo le poche scorte rimaste nelle loro capanne prima del rientro in paese.
- Come si prepara: La base è la celebre Farina Gialla di Storo (prodotta con il mais “Nostrano di Storo”, pannocchie dalle sfumature rossastre coltivate nella stessa valle). Durante l’ultima fase di cottura nel paiolo di rame, alla polenta vengono incorporati abbondante burro di malga fuso, spianature di salame locale o pasta di salame rosolata, e un mix di formaggi trentini grattugiati e a cubetti, sia freschi che stagionati.
- Il risultato: Una polenta ricca, filante e incredibilmente saporita, che costituisce un piatto unico monumentale.
2. I Canederli (Knödel) alla trentina
Immancabili sulle tavole del borgo, i canederli rappresentano la massima espressione della cucina del riciclo alpina.
- Come si prepara: Si tratta di grossi gnocchi di pane raffermo cubettato, legato con latte, uova e farina. L’impasto viene arricchito con ingredienti del territorio: speck trentino, lucanica (il tipico insaccato locale) e formaggio Casolet o stagionato di malga, profumati con prezzemolo fresco.
- Come si gustano: A Bondone si consumano tradizionalmente sia in brodo di carne bollente (perfetti per scaldare i mesi invernali) sia “asciutti”, conditi generosamente con burro di malga fuso spumeggiante e una spolverata di formaggio Trentingrana.
3. La Carne Salada con i Fasoi
Sebbene sia un piatto diffuso in tutto il Trentino meridionale, la vicinanza con l’area dell’Alto Garda rende la carne salada un caposaldo anche nei menu di Bondone.
- Cos’è: Si tratta di fustelli di carne di manzo (solitamente fesa) magrissima, massaggiati a secco con sale, pepe, aglio, bacche di ginepro, rosmarino e foglie di alloro, e lasciati a salare in appositi contenitori per circa due o tre settimane.
- Il servizio tradizionale: Nel borgo viene servita prevalentemente tagliata a fette leggermente più spesse e scottata velocemente sulla piastra, accompagnata da un’abbondante porzione di fasoi enzoi (fagioli stufati e conditi con cipolla e olio d’oliva), oppure cruda, affettata finissima a mo’ di carpaccio con un filo d’olio extravergine.
4. I formaggi di Malga e la Tosella
L’allevamento flessibile e la spiccata vocazione lattiero-casearia delle montagne che circondano il Lago d’Idro e la Valle del Chiese regalano formaggi straordinari.
- Il Formaggio d’Alpeggio: Prodotti nelle malghe d’alta quota durante i mesi estivi, i formaggi semiduri (come il Caseificio Sociale di Sabbionara o i nostrani di malga) hanno aromi che richiamano le erbe selvatiche e il fieno.
- La Tosella: È un formaggio freschissimo, tenero e completamente privo di sale, ottenuto dalla cagliata appena scolata. Viene consumata tagliata a fette spesse un dito e rosolata nel burro in padella fino a formare una golosa crosticina esterna, servita rigorosamente a fianco di una fetta di polenta fumante.
Bondone (Informazioni utili)
Indirizzo del Comune di Bondone (TN): Piazza Levro 1, CAP: 38080
URP (Ufficio relazioni con il pubblico): 0465/689133
Abitanti: 624 circa.
Per maggiori informazioni consulta il sito ufficiale comune.bondone.tn.it
Ecco le principali soluzioni per arrivare a Bondone da tutta Italia:
In Auto (Il mezzo consigliato)
A seconda della tua provenienza geografica, le direttrici principali per raggiungere Bondone si dividono tra l’asse autostradale del Brennero (A22) e quello della Serenissima (A4).
Se provieni da Nord (Trentino, Alto Adige, Austria)
- Bisogna percorrere l’Autostrada del Brennero A22 in direzione sud e prendere l’uscita Trento Nord.
- Immettersi sulla SS45bis (Gardesana Occidentale) in direzione Sarche/Tione di Trento.
- Proseguire sulla SS237 attraversando le Giudicarie e scendendo lungo la Valle del Chiese in direzione del Lago d’Idro fino alla deviazione per Bondone.
Chi viene da Ovest e Nord-Ovest (Lombardia, Piemonte, Liguria)
- Deve percorrere l’Autostrada A4 (Torino-Trieste) in direzione Venezia.
- Prendere l’uscita Brescia Est e immettersi sulla SS45bis (Tangenziale Est di Brescia) in direzione Madonna di Campiglio/Salo.
- Seguire le indicazioni per la SS237 (del Caffaro) che costeggia tutto il Lago d’Idro. Superato il confine regionale tra Lombardia e Trentino (Ponte Caffaro), seguire la segnaletica a destra per salire verso il borgo di Bondone.
Da Est (Veneto, Friuli-Venezia Giulia)
- Bisogna percorrere l’Autostrada A4 in direzione Milano.
- Uscire a Peschiera del Garda o Desenzano, proseguire in direzione Salò e immettersi sulla SS237 in direzione della Valle del Chiese/Madonna di Campiglio fino al bivio per Bondone.
Infine, chi viene dal Centro e Sud Italia (Toscana, Lazio, Campania, Calabria, Puglia)
- Bisogna percorrere l’Autostrada del Sole A1 fino a Modena.
- Immettersi sull’Autostrada A22 del Brennero in direzione Nord.
- Uscire a Rovereto Sud / Lago di Garda Nord.
- Proseguire sulla SS240 passando per Riva del Garda e la Val di Ledro fino a incrociare la SS237 a Storo, svoltando infine a sinistra verso il Lago d’Idro e seguendo le indicazioni per la salita a Bondone.
In Treno e Autobus (Trasporti Pubblici)
Non sono presenti stazioni ferroviarie dirette nel comune di Bondone. Le stazioni di riferimento più vicine e collegate con i mezzi pubblici sono:
- Stazione di Brescia (Lombardia): È la scelta migliore per chi arriva in Alta Velocità (Frecciarossa/Italo) dal Centro-Sud o da Milano. Dal terminal dei bus adiacente alla stazione ferroviaria di Brescia, partono gli autobus di linea del consorzio Arriva diretti a Ponte Caffaro / Bondone.
- Stazione di Trento: Utile per chi proviene da Nord o lungo la direttrice del Brennero. Dalla vicina stazione delle autolinee è necessario prendere i bus extraurbani di Trentino Trasporti in direzione Tione di Trento e successivamente la coincidenza per la Valle del Chiese / Ponte Caffaro.
In Aereo
Per i viaggiatori a lungo raggio che arrivano dalle isole o dall’estero, gli aeroporti più vicini e strategici sono:
- Aeroporto di Verona-Villafranca (VRN): Dista circa 100 km ed è lo scalo più vicino. Da qui si può noleggiare un’auto o prendere la navetta per la stazione di Verona Porta Nuova e proseguire in treno verso Brescia.
- Aeroporto di Milano Bergamo – Orio al Serio (BGY): Dista circa 115 km ed è ottimamente collegato con voli low-cost da tutta Italia. Dal terminal è consigliabile noleggiare un’auto e imboccare la A4 direzione Venezia (uscita Brescia Est).
FAQ su Bondone:
Tutto quello che devi sapere su Bondone (FAQ):
Questo curioso soprannome è legato alla storica attività dei carbonai. Poiché per oltre sette mesi all’anno gli uomini del borgo vivevano nei boschi per produrre carbone vegetale, i loro volti, i vestiti e la pelle erano costantemente ricoperti da uno strato di fuliggine e polvere nera.
Quando rientravano a Bondone o scendevano nei paesi della Valle del Chiese per vendere il carbone, erano immediatamente riconoscibili dall’odore di bruciato e dall’aspetto annerito, venendo simpaticamente ribattezzati dalle comunità vicine come i “compari” o i “figli del fumo”.
Il legame è geografico e storico ed è racchiuso nella Farina Gialla di Storo, definita “oro giallo” per il colore lucente delle sue pannocchie (il mais Nostrano di Storo). Storo è il comune che si trova proprio ai piedi della rupe di Bondone.
Gli antichi carbonai di Bondone, quando salivano in montagna, portavano con sé i sacchi di questa farina pregiata perché si conservava a lungo. È proprio l’unione tra la farina di Storo e i formaggi delle malghe di Bondone ad aver dato vita alla ricetta originale della celebre Polenta Carbonera.
Sì, l’intera struttura urbanistica del centro storico di Bondone è stata progettata per questo scopo. Il borgo è costruito su uno sperone roccioso esposto alle forti correnti d’aria che risalgono dal Lago d’Idro (come il vento Ora).
Le case in pietra sono state edificate addossate le une alle altre e collegate da strettissimi vicoli coperti e portici (chiamati androni). Questa architettura rurale unica non serviva solo a risparmiare spazio sulla rupe, ma creava una barriera artificiale per spezzare il vento freddo, permettendo agli abitanti di spostarsi da una casa all’altra rimanendo al riparo.
Buon soggiorno a Bondone da borghidascoprire.eu
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