Saint-Rhémy-en-Bosses (Frazione Capoluogo di Saint-Léonard, Provincia di Aosta, Regione Valle d’Aosta, Italia)
BORGHIDASCOPRIRE.EU fa tappa nel borgo romantico di Saint-Rhémy-en-Bosses in provincia di Aosta a 1632 m.s.l.m. Partendo dalle alture storiche di Saint-Rhémy-en-Bosses, antico avamposto lungo la Via Francigena, si intraprende un viaggio nel tempo e nella bellezza alpina che tocca i vicoli d’arte di Étroubles, si incanta davanti al maestoso castello medievale di Fénis e attraversa i vigneti eroici di Arvier, per poi ridiscendere la valle fino a incontrare l’antico borgo di Bard e la monumentale strada romana di Donnas. Benvenuti in Valle d’Aosta!
Saint-Rhémy-en-Bosses (Accenni storici)
1. L’origine romana: la mansio di Endracinum
In epoca romana, il borgo era conosciuto con il nome di Endracinum. Sorgeva lungo l’importante Via delle Gallie, la strada consolare fatta costruire da Augusto per collegare la Pianura Padana alla Gallia. In questo punto strategico venne istituita una mansio, ovvero una stazione di sosta e rifornimento gestita dallo Stato, fondamentale per le legioni, i mercanti e i corrieri che si apprestavano ad affrontare l’ascesa al valico o che ne ridiscendevano.

2. Le invasioni altomedievali e l’origine del nome
Tra il VI e il X secolo, con il declino dell’Impero Romano, il territorio subì le ondate migratorie e le invasioni di numerosi popoli, tra cui Unni, Burgundi, Longobardi, Carolingi e Saraceni. Il nome del borgo è legato a una celebre tradizione dell’epoca burgunda: si racconta infatti che nel 496 d.C. il re Gontrano, di passaggio nella valle, ricevette il battesimo da San Remigio (Saint Rhémy), arcivescovo di Reims, dando così il nome alla località. La specifica “en Bosses” fa invece riferimento alla collina sovrastante, dove si trovava la villa del dominus locale (Baucius).
3. La Via Francigena e la testimonianza di Sigerico
Nel Medioevo il valico mantenne intatta la sua centralità spirituale e commerciale. Attorno al 990 d.C., Sigerico, arcivescovo di Canterbury, passò di qui di ritorno da Roma dopo aver ricevuto il Pallio dal Papa. Nel suo diario di viaggio, che tracciò l’itinerario ufficiale della Via Francigena, Saint-Rhémy viene esplicitamente menzionata come la XLVIII tappa (submansio) con il nome di Sce Remei, l’ultimo avamposto prima di affrontare i rigori del Colle.
4. I Signori di Bosses e le fortificazioni medievali
Dall’inizio del XIII secolo, la storia del paese si legò alla nobile famiglia dei Signori di Bosses. A testimonianza del loro potere e delle necessità difensive dell’epoca rimane il Castello di Bosses (o Casaforte dei Signori di Bosses), una struttura primitiva dell’XI secolo interamente ricostruita nel XV secolo. Si presenta con la tipica architettura massiccia e quadrata delle case-forti valdostane ed era il fulcro del controllo feudale della zona.
5. Il legame con l’Ospizio e la tradizione del prosciutto
La vita del borgo è sempre stata connessa alle attività dell’Ospizio del Gran San Bernardo, fondato nell’XI secolo da San Bernardo di Mentone per dare rifugio a pellegrini e viandanti. Proprio negli archivi dell’Ospizio è custodito il primo documento storico (risalente al 1397) che attesta la produzione di un prelibato prosciutto crudo locale (tybias porci) proveniente da Saint-Rhémy, l’antenato dell’odierno Vallée d’Aoste Jambon de Bosses DOP.
6. Il passaggio di Napoleone e il Carnevale storico
Nel maggio del 1800, il valico fu teatro di un evento memorabile: l’attraversamento dell’armata di Napoleone Bonaparte con oltre 40.000 uomini diretti verso la pianura padana. Questo passaggio lasciò un’impronta profondissima nella cultura locale: ancora oggi, il tradizionale carnevale della Coumba Freida mette in scena le Landzette, maschere dai costumi coloratissimi che sono una chiara, chiassosa e allegorica parodia delle divise militari delle truppe napoleoniche.
Saint-Rhémy-en-Bosses (Monumenti e luoghi da visitare in un giorno)
La Chiesa Parrocchiale di San Remigio a Saint-Rhémy-en-Bosses
Situata nel cuore del borgo storico di Saint-Rhémy, a 1.521 metri di altitudine, la chiesa parrocchiale intitolata a San Remigio (Saint-Rhémy) è il principale fulcro spirituale della comunità e un’importante testimonianza dell’arte sacra lungo l’antico tracciato della Via Francigena.
L’edificio attuale venne consacrato nel 1784, ma sorge su fondamenta ben più antiche. Gli scavi e gli studi storici hanno infatti confermato che l’attuale struttura poggia sui resti di un luogo di culto paleocristiano, segno che questa area era un punto di riferimento religioso e di accoglienza per i viandanti già nei primi secoli del Cristianesimo.

Gli interni e il patrimonio artistico
L’interno della chiesa si presenta raccolto e suggestivo, tipico delle aule liturgiche alpine, e custodisce elementi di notevole pregio artistico:
- L’Altare Maggiore: È l’elemento di maggiore impatto visivo. Realizzato in stile barocco, è un’opera in legno intagliato, policromo e parzialmente dorato. Al centro spicca una tela datata 1898, che raffigura la Madonna in trono circondata da angeli e dallo stesso San Remigio, rappresentato nelle sue vesti vescovili.
- Gli affreschi: Le pareti e le volte della chiesa sono state interamente decorate e affrescate nel 1898 dai fratelli Stornone di Ivrea, artisti molto attivi nella regione e noti per la loro capacità di interpretare la sensibilità religiosa locale attraverso uno stile nitido e devozionale.
- Gli arredi sacri: Un dettaglio affascinante per gli appassionati di storia è che gran parte del patrimonio di arredi liturgici e delle suppellettili sacre conservate nella parrocchia è antecedente alla ricostruzione del 1784, salvato dalle strutture precedenti per mantenere vivo il legame con il passato della comunità.
Il campanile e l’architettura esterna
All’esterno, la chiesa si integra perfettamente con l’architettura in pietra e i tetti in lose del borgo circostante. Il suo campanile si staglia contro il panorama delle vette della Valle del Gran San Bernardo, fungendo da punto di riferimento visivo per chiunque risalga la valle verso il valico alpino.
Curiosità del territorio: le due parrocchie Il Comune di Saint-Rhémy-en-Bosses presenta una particolarità legata alla sua conformazione geografica: ospita infatti due chiese parrocchiali distinte. Oltre a quella storica di San Remigio nel borgo alto, nella frazione capoluogo di Saint-Léonard (accanto al castello) sorge la chiesa parrocchiale di San Leonardo, ricostruita in stile neogotico tra il 1861 e il 1862 e affrescata anch’essa dalla scuola degli Stornone.
Il Castello di Bosses
Situato nella frazione Capoluogo di Saint-Léonard, a circa 1.519 metri di altitudine, il Castello di Bosses (noto anche come Casaforte dei Signori di Bosses) è uno degli esempi più affascinanti e meglio conservati di architettura fortificata medievale della Valle d’Aosta. La sua mole massiccia e squadrata domina la valle del Gran San Bernardo, a testimonianza del ruolo strategico che ha ricoperto per secoli.
Le origini e il controllo del valico
La storia del Castello è legata a doppio filo alla nobile famiglia locale dei Signori di Bosses, che ricevettero i primi diritti feudali sull’area all’inizio del XIII secolo dai Conti di Savoia.
Tuttavia, le origini della struttura sono ancora più antiche: il Castello attuale sorge infatti sui resti di una primitiva casaforte risalente all’XI secolo. La sua posizione non era casuale, ma rispondeva a una precisa necessità geopolitica ed economica: controllare il transito di merci, pellegrini ed eserciti lungo la Via Francigena e verso il Colle del Gran San Bernardo, riscuotendo i relativi pedaggi per conto dei Savoia.
L’architettura: una fortezza medievale “monolitica”
A differenza dei Castelli residenziali o delle grandi fortezze con torri merlate slanciate (come il vicino castello di Fénis), il Castello di Bosses si presenta come una tipica “casaforte” valdostana. L’aspetto attuale è il risultato di un’importante ricostruzione e ampliamento avvenuti nel XV secolo.
- La struttura esterna: L’edificio ha una pianta quadrata, massiccia e severa, con spesse mura in pietra locale pensate per resistere sia ad eventuali assedi sia alle rigide condizioni climatiche dell’alta montagna. Le finestre originarie erano strette e ridotte al minimo per ragioni difensive.
- La torre interna: Il nucleo più antico è costituito da una torre centrale attorno alla quale, nel corso del Quattrocento, i Signori di Bosses svilupparono il resto del corpo di fabbrica, unificando le varie strutture in un unico grande blocco monumentale.
- La copertura: Il tetto è interamente rivestito in lose, le tradizionali e pesanti lastre di pietra grigia tipiche dell’architettura alpina.
Il declino, il restauro e la rinascita culturale
Nel corso dei secoli, con il mutare delle condizioni politiche e la perdita di centralità strategica del sistema dei pedaggi feudali, il castello subì un lento declino e passò di mano in mano a diverse famiglie locali, fino a essere parzialmente abbandonato.
La svolta è arrivata in epoca recente, quando la Regione Autonoma Valle d’Aosta ha acquisito la proprietà del bene, avviando un lungo e meticoloso intervento di restauro architettonico. I lavori hanno permesso non solo di mettere in sicurezza la struttura e recuperare gli antichi camminamenti e gli spazi interni, ma anche di restituire il castello alla collettività.
Oggi il Castello di Bosses è diventato un importante polo culturale:
- Spazio espositivo: Le sue sale storiche ospitano regolarmente mostre temporanee d’arte, esposizioni fotografiche ed eventi legati alla valorizzazione dell’artigianato tipico e della storia locale.
- Il legame con il territorio: La visita al Castello permette di comprendere a fondo l’evoluzione storica della Coumba Freida (la Valle del Gran San Bernardo), offrendo un punto panoramico eccezionale sul borgo e sulle vette circostanti.
Il Colle e l’Ospizio del Gran San Bernardo
Situato a 2.473 metri di altitudine, sul confine esatto tra l’Italia e la Svizzera, il Colle del Gran San Bernardo è uno dei valichi alpini più famosi e ricchi di storia del mondo. Fin dall’antichità, questo passo ha rappresentato un passaggio obbligato e cruciale per unire l’Europa settentrionale al bacino del Mediterraneo.
Pur trovandosi geograficamente sulla linea di confine (l’Ospizio sorge in territorio svizzero, a poche centinaia di metri dalla frontiera italiana), la sua storia è indissolubilmente legata a quella di Saint-Rhémy-en-Bosses, l’ultimo avamposto stradale utilizzato per secoli da viandanti e pellegrini prima di affrontare la dura ascesa finale.
Dall’antico tempio di Giove alla fondazione dell’Ospizio
Il valico era frequentato già in epoca preromana e poi dai Romani, che vi costruirono una strada consolare (variante della Via delle Gallie) e un tempio dedicato a Jupiter Poeninus (Giove Pennino), da cui derivò l’antico nome del passo, Mons Jovis (Monte di Giove).
Nel Medioevo il valico divenne un punto nevralgico della Via Francigena, ma il percorso era estremamente pericoloso a causa delle bufere di neve, delle valanghe e dei briganti.
Per questa ragione, intorno al 1050, San Bernardo di Mentone (allora arcidiacono di Aosta) decise di fondare un Ospizio sulla sommità del colle. Il suo obiettivo era chiaro: creare un presidio stabile gestito da una congregazione di canonici regolari per offrire rifugio, cibo e cure mediche gratuite a chiunque si trovasse a transitare in quelle condizioni estreme.
L’Ospizio: un complesso di fede e accoglienza
Oggi l’Ospizio si presenta come un imponente complesso architettonico che sfida gli elementi e l’altitudine. Tra i suoi elementi principali spiccano:
- La Chiesa abbaziale: Una splendida struttura barocca consacrata nel XVII secolo. Al suo interno conserva stalli del coro finemente intagliati e un tesoro d’arte sacra di grande valore, oltre a essere un luogo di profonda spiritualità e silenzio alpino.
- Il Museo del Gran San Bernardo: Uno spazio espositivo che racconta la storia millenaria del colle. Custodisce una straordinaria collezione di reperti archeologici di epoca romana rinvenuti sul posto (tra cui statuette votive in bronzo e monete lasciate dai viaggiatori al tempio di Giove), oltre a sezioni dedicate alla fauna e alla flora alpine.
La leggenda vivente: i cani di San Bernardo
L’Ospizio è universalmente celebre per essere la culla spirituale della razza canina che dal valico prende il nome. A partire dal XVII secolo, i canonici iniziarono ad allevare questi grandi cani di montagna, inizialmente impiegati come guardiani e per la rotazione delle grandi ruote da cucina, ma ben presto rivelatisi formidabili per il soccorso alpino.
Grazie al loro incredibile senso dell’orientamento e alla resistenza al freddo, i cani tracciavano la pista nella neve fresca e ritrovavano i viaggiatori dispersi durante le bufere. Il più famoso di tutti fu Barry (vissuto all’inizio dell’Ottocento), che da solo salvò la vita a ben 40 persone.
Oggi l’allevamento storico (gestito dalla Fondazione Barry) continua a mantenere viva questa tradizione: durante i mesi estivi, i cani tornano nei recinti dell’Ospizio al colle per la gioia dei visitatori, mentre in inverno vengono protetti a valle, a Martigny.
Saint-Rhémy-en-Bosses (Curiosità e golosità)
1. Il Carnevale delle Landzette: la parodia di Napoleone
Il Carnevale storico della Coumba Freida (la Valle del Gran San Bernardo) è uno dei più particolari d’Italia. Le maschere tradizionali, chiamate Landzette, indossano costumi coloratissimi, cappelli bizzarri, specchietti che riflettono la luce e portano in mano un crine di cavallo.
Tutta questa stravagante bardatura è nata come una parodia allegorica e rumorosa delle divise militari delle truppe napoleoniche, che nel maggio del 1800 seminarono il panico (e saccheggiarono i pollai) nel borgo durante la traversata del Colle.
2. Le due chiese parrocchiali per un borgo microscopico
Nonostante conti oggi meno di 400 abitanti, il comune è diviso storicamente in due parrocchie distinte, ognuna con la propria chiesa principale: quella di San Remigio nel borgo alto di Saint-Rhémy-en-Bosses e quella di San Leonardo nella frazione capoluogo a valle (Saint-Léonard). Questa divisione riflette l’antica rivalità e l’indipendenza delle diverse anime del territorio.
3. I “Marronniers”: i primi e veri bagnini della neve
Secoli prima della nascita del moderno Soccorso Alpino, a Saint-Rhémy-en-Bosses esisteva una corporazione di guide locali chiamate Marronniers (forse derivato da marron, il termine che indicava la bussola o una guida esperta).
Il loro compito, pagato in parte dall’Ospizio e in parte dai pedaggi, era quello di fare la spola tra il borgo e il valico durante le bufere invernali per battere la pista nella neve fresca, guidare i viandanti e prestare i primi soccorsi in caso di valanghe, spesso facendosi aiutare dai primi cani addestrati.
La gastronomia di Saint-Rhémy-en-Bosses e della Valle del Gran San Bernardo è una cucina tipicamente alpina, legata alla terra, ai ritmi dell’allevamento d’alta quota e alla necessità di affrontare i rigori dell’inverno.
Ecco i piatti e i prodotti tipici più iconici del territorio:
1. Vallée d’Aoste Jambon de Bosses DOP
È il re indiscusso del borgo, un prosciutto crudo d’eccellenza la cui produzione è documentata fin dal 1397. Le cosce di suino vengono sapientemente massaggiate a mano con un trito di erbe aromatiche locali (tra cui ginepro, rosmarino, timo e salvia) e lasciate stagionare per un periodo che va dai 12 ai 24 mesi ad un’altitudine minima di 1.600 metri. L’aria fredda e asciutta che scende costantemente dal Colle del Gran San Bernardo gli conferisce un sapore delicato, aromatico e leggermente salato, unico nel suo genere.
2. Seupa de l’Opa (Zuppa dell’Ospizio)
Questo piatto racconta la storia dell’accoglienza dei canonici del Gran San Bernardo, che offrivano ristoro ai pellegrini stremati dal freddo. È una variante locale della classica zuppa valdostana, un piatto povero ma estremamente calorico e corroborante. Si prepara alternando strati di pane nero di segale raffermo, fette di Fontina DOP e carne di bue o pancetta, il tutto bagnato con brodo di carne bollente e burro fuso, per poi essere passato al forno a gratinare.
3. I Fiandons
Un contorno o piatto unico della tradizione contadina locale, strettamente legato alle festività storiche (come il Carnevale della Coumba Freida). Si tratta di un flan o sformato di verdure, solitamente a base di patate o cardi, legato con uova, latte e l’immancabile Fontina. Ha una consistenza morbida e un sapore avvolgente, perfetto per accompagnare le carni invernali.
4. Polenta Concia alla Valdostana
La polenta è un pilastro della cucina di montagna, ma qui diventa “concia” (condita) per eccellenza. Verso la fine della cottura della farina di mais, vengono incorporati generosi cubetti di Fontina DOP e abbondante burro d’alpeggio fuso, spesso spumeggiante. Il risultato è una polenta ricca, filante e cremosa, che racchiude tutto il sapore dei pascoli d’alta quota.
5. Carne de Soleil (Carne al Sole)
Una specialità antichissima nata dall’esigenza di conservare la carne prima dell’invenzione dei frigoriferi. Si tratta di fette di carne bovina o di capra che vengono salate, aromatizzate con spezie di montagna e poi essiccate naturalmente all’aria aperta e al sole dell’alta valle. Si consuma affettata finemente, simile a una bresaola nostrana ma dal sapore più rustico e concentrato.
Il consiglio per la tavola di borghidascoprire: questi piatti robusti trovano il loro abbinamento ideale nei vini eroici della Valle d’Aosta. Per restare vicini al territorio, un calice di Torrette (un rosso strutturato a base del vitigno autoctono Petit Rouge) o, scendendo leggermente la valle verso Arvier, un leggendario Enfer d’Arvier, sono perfetti per ripulire la bocca dalla grassezza della Fontina e del burro d’alpeggio.
Saint-Rhémy-en-Bosses (Informazioni utili)
Indirizzo del Comune di Saint-Rhémy-en-Bosses (AO): Frazione Saint Leonard 39, CAP: 11010
URP (Ufficio relazioni con il pubblico): 0165/780821
Abitanti: 348 circa.
Per maggiori informazioni consulta il sito ufficiale www.lovevda.it
Per raggiungere Saint-Rhémy-en-Bosses dalle diverse zone d’Italia, il punto di riferimento geografico principale è la città di Aosta, da cui il borgo dista circa 20 chilometri. Da lì si risale la Valle del Gran San Bernardo seguendo la Strada Statale 27 (SS27) in direzione del Traforo o del Colle del Gran San Bernardo.
Ecco le indicazioni dettagliate a seconda del mezzo di trasporto e della provenienza:
1. In Auto (La soluzione più comoda per il turismo lento)
L’automobile permette di godersi i panorami alpini e di muoversi liberamente tra le varie frazioni del borgo.
- Da Nord-Ovest (Piemonte, Liguria, Lombardia occidentale): Si imbocca l’autostrada A5 Torino-Aosta. Si supera Aosta e si prosegue fino all’ultima uscita per l’Italia, ovvero Aosta Est / Gran San Bernardo. Da qui si imbocca direttamente la SS27 in direzione Svizzera, superando una serie di gallerie e i paesi di Gignod ed Étroubles, fino ad arrivare a Saint-Rhémy-en-Bosses.
- Dalle Regioni del Nord-Est (Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia orientale): La rotta principale prevede di raggiungere l’hub di Milano, imboccare l’autostrada A4 (Milano-Torino), deviare all’altezza di Santhià sul raccordo per la A5 in direzione Aosta e seguire le indicazioni precedenti.
- Dal Centro e Sud Italia: La via più rapida è percorrere l’autostrada A1 (Autostrada del Sole) fino a piacenza/milano, oppure la A12 Tirrenica se si parte dal versante tirrenico, per poi ricongiungersi al sistema autostradale piemontese (A21 o A26) e infine alla A5 Torino-Aosta.
2. In Treno
La Valle d’Aosta è inserita nella rete ferroviaria, anche se l’ultimo tratto richiede l’uso di un autobus.
- La stazione di arrivo di riferimento è quella di Aosta.
- Per chi arriva da oltre i confini regionali (Milano, Roma, Torino, Venezia), è necessario raggiungere la stazione di Torino Porta Nuova o Torino Porta Susa, da cui partono i treni regionali storici o i collegamenti con cambio a Chivasso diretti ad Aosta.
- Una volta arrivati alla stazione ferroviaria di Aosta, l’autostazione dei bus si trova a pochissimi metri a piedi.
3. In Autobus (Collegamenti locali e nazionali)
- Dalla stazione di Aosta al borgo: Dal piazzale dei bus di Aosta parte la linea di trasporto pubblico locale (gestita dalla compagnia SVAP) diretta a Saint-Rhémy-en-Bosses / Colle del Gran San Bernardo (Linea Aosta-Gran San Bernardo). Il viaggio dura circa 40-45 minuti e ferma nelle principali frazioni.
- Collegamenti Nazionali: Compagnie di bus a lunga percorrenza (come Flixbus o Ita Bus) collegano le principali città italiane (Milano, Torino, Genova) direttamente con l’autostazione di Aosta, rendendo il viaggio interamente low-cost e sostenibile.
4. In Aereo
Per chi proviene dalle isole o dal profondo Sud Italia, l’aereo è l’opzione più rapida:
- Aeroporto di Torino Caselle (TRN): È lo scalo più vicino (circa 130 km). Da qui si può noleggiare un’auto e prendere la A5, oppure utilizzare i bus navetta che collegano l’aeroporto alle stazioni ferroviarie di Torino per poi proseguire in treno.
- Aeroporti di Milano Malpensa (MXP) o Milano Linate (LIN): Malpensa in particolare è molto comodo (circa 180 km). Da qui sono disponibili frequenti collegamenti autostradali ed è un’ottima base per il noleggio auto.
Se si pianifica il viaggio nei mesi invernali o in tarda primavera, è bene ricordare che la strada panoramica d’alta quota che porta al Colle del Gran San Bernardo (e in Svizzera) è chiusa per neve indicativamente da ottobre a inizio giugno. In quel periodo, Saint-Rhémy-en-Bosses rimane l’ultimo punto raggiungibile sul versante italiano, mentre il traffico internazionale verso la Svizzera devia all’interno del vicino Traforo a pagamento. Il borgo basso (frazione Saint-Léonard) e la frazione storica sono invece accessibili e puliti tutto l’anno.
FAQ:
Tutto quello che devi sapere su Saint-Rhémy-en-Bosses (FAQ):
Nel maggio del 1800, Napoleone Bonaparte attraversò il Colle del Gran San Bernardo con oltre 40.000 soldati, seminando il panico e saccheggiando i pollai della zona. Per esorcizzare la paura di quel passaggio, gli abitanti diedero vita al Carnevale della Coumba Freida: le maschere tradizionali, le Landzette, indossano costumi specchiati e stravaganti che sono una chiara, chiassosa e allegorica parodia delle divise militari delle truppe napoleoniche.
Nonostante conti meno di 400 abitanti, il territorio è storicamente diviso in due anime e due parrocchie distinte. C’è la Chiesa di San Remigio, situata nel borgo alto e nata su fondamenta paleocristiane, e la chiesa di San Leonardo, costruita in stile neogotico nella frazione capoluogo a valle. Questa particolarità riflette l’antica indipendenza e la rivalità interna tra le diverse frazioni del comune.
Secoli prima della nascita del moderno Soccorso Alpino, i Marronniers erano una corporazione di guide locali pagate per garantire la sicurezza sul valico. Durante le terribili bufere invernali, il loro compito era fare la spola tra il borgo e il colle per battere la pista nella neve fresca, orientare i viandanti e prestare i primi soccorsi in caso di valanga, diventando i precursori dei soccorritori di alta montagna.
Buon soggiorno a Saint-Rhémy-en-Bosses da borghidascoprire.eu
Se l’articolo vi è piaciuto seguite la mia pagina Facebook: borghidascoprire

