Ostuni (Provincia di Brindisi, Regione Puglia, Italia)
BORGHIDASCOPRIRE.EU fa tappa nello splendido borgo di Ostuni e si staglia a 131 m.s.l.m. Dal fascino di Ostuni, il viaggio prosegue tra i Trulli in pietra di Alberobello, per poi risalire verso i vicoli romantici di Vico del Gargano, passare dalla stupenda Polignano a Mare e scendere infine nel cuore ipogeo del Salento, alla scoperta degli antichi frantoi di Presicce. Benvenuti in Puglia!
Ostuni (Accenni storici)
Le origini preistoriche: la Grotta di Agnano
La storia di Ostuni inizia molto prima della fondazione della città medievale. Le colline calcaree che circondano l’attuale centro abitato erano frequentate già nel Paleolitico. La testimonianza più straordinaria di questo periodo è il ritrovamento, nella Grotta di Santa Maria di Agnano, dei resti della “Donna di Ostuni” (Delia): lo scheletro di una madre partoriente risalente a circa 28.000 anni fa, seppellita con un ricco corredo di conchiglie e ornamenti, oggi custodito nel Museo di Civiltà Preclassiche della Murgia Meridionale situato proprio nel centro storico.
Il periodo messapico e l’influenza romana
Il primo vero insediamento fortificato sulla rocca si deve ai Messapi, l’antico popolo che abitava la Puglia meridionale. Intorno al IV-III secolo a.C., la posizione elevata del colle offriva una vista strategica eccezionale sul Mare Adriatico e sulla pianura sottostante. Con l’espansione di Roma, il nucleo messapico entrò nell’orbita romana; la vicinanza alla Via Traiana favorì lo sviluppo economico della zona, legata alla produzione agricola e all’olivicoltura.
Dal Medioevo ai Bizantini: la nascita della “Città Bianca”
Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, Ostuni visse una fase di frammentazione sotto le dominazioni di Ostrogoti e Longobardi, per poi rifiorire sotto l’Impero Bizantino. È proprio in questo periodo storico, a partire dall’anno Mille, che prende forma la tradizione della calce bianca. La colorazione originariamente non aveva una funzione estetica, ma pratica e igienica: la calce è un disinfettante naturale. Pitturare le case di bianco serviva a dare maggiore luce ai vicoli stretti e, soprattutto, a contrastare il rischio di epidemie e pestilenze, isolando le pareti delle abitazioni.

L’epoca normanno-sveva e il periodo aragonese
Con l’arrivo dei Normanni nel XI secolo, Ostuni fu fortificata e inclusa nella Contea di Lecce. Sotto la dominazione degli Svevi (con Federico II) la città conobbe un periodo di stabilità e lo sviluppo di un impianto urbano arroccato, di impianto prettamente medievale.
La vera trasformazione architettonica visibile ancora oggi avvenne però sotto gli Aragonesi (XV-XVI secolo). Per difendere la popolazione dalle frequenti e cruente incursioni dei pirati saraceni lungo la costa adriatica, le mura difensive furono ampliate, rinforzate e intervallate da imponenti torrioni circolari. Fu in questa fase che vennero aperte le porte d’accesso principali che si possono ammirare ancora oggi: Porta Nova e Porta San Demetrio.
Dal barocco all’Unità d’Italia
Tra il XVII e il XVIII secolo, pur subendo una parziale decadenza economica sotto il controllo di diversi feudatari e della corona spagnola, Ostuni vide fiorire elementi dell’architettura Barocca, che si inserirono nel tessuto medievale attraverso portali di palazzi signorili e decorazioni sacre.
Nel 1860, con lo sbarco dei Mille e i movimenti risorgimentali, Ostuni fu la prima città della Puglia a proclamare la decadenza dei Borbone e a issare il tricolore, entrando a far parte del Regno d’Italia. Nel corso del XX secolo, la città ha saputo trasformare la sua secolare vocazione agricola (legata all’olio d’oliva DOP) in un modello di turismo culturale e paesaggistico internazionale, preservando intatto il bianco calce del suo nucleo antico.
Ostuni (Luoghi e monumenti da visitare in un giorno)
Il Borgo Antico (La Terra) e la Guglia di Sant’Oronzo
L’ingresso al Rione “Terra” (Il Borgo Antico) è subito dietro la piazza dove ha inizio la salita principale, via Cattedrale, che spacca in due il nucleo medievale e conduce verso la sommità del colle.
- L’urbanistica difensiva: Il borgo è una fortezza naturale a pianta ellittica. La fitta rete di stradine cieche, vicoli strettissimi, passaggi coperti e archi non è casuale: serviva a confondere gli invasori (in particolare i saraceni), bloccandone l’avanzata a cavallo e permettendo ai residenti di difendersi dall’alto delle case.
- La calce e l’identità: Camminando nel borgo si nota la continuità della calce che copre mura, scale, archi e abitazioni in un unico blocco cromatico. Oggi l’imbiancatura è tutelata da ordinanze comunali per preservare il contrasto visivo unico con la pietra gentile dorata dei portali nobiliari e delle chiese.
La Colonna di Sant’Oronzo (spesso chiamata Guglia) e l’area circostante rappresentano la vera porta d’accesso alla città vecchia.
La piazza è il punto di giunzione tra la città ottocentesca e il nucleo antico. Oltre alla colonna, ospita il Palazzo Municipale (ex convento francescano del XIV secolo, rimaneggiato nell’Ottocento con una facciata neoclassica) e la Chiesa di San Francesco, che con il suo portale barocco anticipa lo stile della guglia.

La Colonna di Sant’Oronzo
Alta quasi 21 metri, la Colonna di Sant’Oronzo è un capolavoro del barocco leccese, realizzata nel 1771 dallo scultore Ostunese Giuseppe Greco.
- La struttura: È una guglia a sezione piramidale divisa in più ordini. Alla base spiccano le statue dei quattro santi protettori: San Biagio, San Francesco d’Assisi, San Irene e San Agostino. In cima svetta la figura di Sant’Oronzo in abiti vescovili, rappresentato nell’atto di benedire la città.
- Il significato storico: Fu eretta come monumento di ringraziamento (ex-voto) da parte della cittadinanza per la protezione che il Santo avrebbe garantito durante le terribili epidemie di peste che colpirono le aree limitrofe nel 1743.
La Concattedrale di Santa Maria Assunta
Sorge sulla vetta del colle più alto di Ostuni ed è uno dei monumenti religiosi più affascinanti e studiati della Puglia. Rappresenta una rara e preziosissima testimonianza di transizione architettonica, fondendo lo stile gotico tardo (di matrice settentrionale e adriatica) con elementi romanici e influenze rinascimentali.
Cenni Storici: La Ricostruzione Quattrocentesca
L’edificio attuale fu costruito tra il 1469 e il 1495, sotto gli auspici di Ferdinando d’Aragona e grazie al generoso contributo di Nicola Palagano, Vescovo della città, e di influenti famiglie nobili locali.
Sorse sul sito di una precedente ed antichissima chiesa medievale (probabilmente di rito greco-bizantino) dedicata a Santa Maria della Sanità, che era andata distrutta a causa di un violento terremoto che aveva colpito la zona nel 1456. Nel 1986 la chiesa è stata elevata al titolo di Concattedrale della diocesi di Brindisi-Ostuni.
L’Esterno: La Facciata e il Rosone Record
La facciata, realizzata in una calda pietra calcarea locale che assume sfumature dorate al tramonto, è divisa in tre parti da lesene e presenta un andamento sinuoso a curve dolci (linee inflesse), che anticipa soluzioni quasi rinascimentali.
- Il Grande Rosone Centrale: È l’elemento più celebre dell’intera struttura e uno dei più grandi ed elaborati d’Europa. Presenta una simbologia cosmologica e teologica profonda. È composto da ben 24 raggi finemente intagliati nella pietra Gentile, che convergono verso il cerchio centrale dove è raffigurata la figura del Cristo in Trono (Cristo Re), Signore del Tempo e della Storia. Il cerchio più esterno è decorato con le figure dei dodici apostoli, mentre tutt’intorno spiccano bassorilievi di angeli, cherubini e motivi floreali.
- I Portali: La facciata ospita tre portali ogivali in stile gotico. Quello centrale è sormontato da un timpano che racchiude un bassorilievo della Madonna col Bambino in gloria, affiancata da San Giovanni Battista e dal vescovo Palagano in ginocchio.
L’Interno: Trasformazioni Settecentesche
Varcata la soglia, l’impianto originario a tre navate divise da colonne ha subito importanti modifiche nel corso del Settecento, venendo parzialmente trasformato secondo i gusti del Barocco e del Settecento napoletano.
- I Soffitti Dipinti: Alzando lo sguardo, la navata centrale è coperta da magnifici soffitti lignei piani, decorati nel 1720 con tre grandi tele del pittore molfettese Barnaba Zizzo. I dipinti raffigurano scene cruciali della vita di Cristo e la gloria di Oronzo, patrono della terra d’Otranto.
- Le Cappelle Laterali: Lungo le navate si aprono altari barocchi in marmi policromi. Di grande valore storico è la cappella dedicata al Sacro Cuore, che custodisce le reliquie dei martiri ostunesi e tele di scuola napoletana, oltre a una splendida statua lignea cinquecentesca della Madonna con Bambino.
L’armonia tra il gotico dorato della facciata esterna e l’impianto monumentale interno rende questa Concattedrale il punto focale attorno a cui gravita tutta l’identità storica e la narrazione visiva di Ostuni.
L‘Arco di Scoppa e il vicino Belvedere
Costituiscono il culmine scenografico della visita a Ostuni. Situati nel punto più alto del rione Terra, a pochi passi dalla Concattedrale, rappresentano la sintesi perfetta tra l’ingegno architettonico settecentesco e la spettacolare morfologia del territorio pugliese.
Un Ponte Sospeso nel Tempo
Questo elegante loggiato pensile in pietra unisce due dei palazzi più importanti del potere ecclesiastico cittadino: il Palazzo Vescovile e il Palazzo del Seminario.
- La Storia e il Modello Veneziano: Originariamente, nel Rinascimento, le due strutture erano collegate da un semplice e precario camminamento in legno. Nel 1750, poiché la vecchia passerella minacciava di crollare, il vescovo di Ostuni, Francesco Massa, decise di far ricostruire l’opera in pietra. Per il design decorativo e sinuoso, l’architetto si ispirò palesemente al celebre Ponte dei Sospiri di Venezia.
- Il Nome: Il monumento deve il suo nome attuale a Monsignor Pietro Scoppa, un successivo e influente vescovo che nel 1832 finanziò importanti lavori di restauro e consolidamento strutturale, legando indissolubilmente il proprio cognome all’arco.
- L’Impatto Visivo: L’arco funge da straordinaria cornice scenografica: camminando lungo Via Cattedrale, la pietra lavorata dell’arco sembra “inquadrare” il cielo o la facciata dorata della Concattedrale a seconda della prospettiva, creando uno dei punti più fotografati della città.
Il Belvedere: Lo Sguardo sulla Piana degli Ulivi Millenari
Superato l’Arco di Scoppa e costeggiando le antiche mura difensive aragonesi (lungo l’odierno Corso Vittorio Emanuele II), lo spazio urbano si apre improvvisamente sul Belvedere. È il punto in cui la pietra bianca del borgo cede il passo alla grandiosità del paesaggio naturale.
- La Piana degli Ulivi Monumentali: La vista spazia su un tappeto verde infinito che copre la valle sottostante. Si tratta della celebre piana degli ulivi millenari della Puglia, alberi monumentali protetti, dalle forme scultoree e contorte, alcuni dei quali risalenti all’epoca romana.
- Il Contrasto Cromatico: Nelle giornate limpide, lo sguardo attraversa i circa 6-7 chilometri di campagna che separano il colle dal mare, intercettando la costa adriatica (la Marina di Ostuni, nota per le sue dune e le torri di avvistamento). Visivamente si crea un contrasto cromatico netto e spettacolare: il bianco accecante della calce in primo piano, il verde salvia degli ulivi al centro e l’azzurro intenso del mare sullo sfondo.
Ostuni (Curiosità e golosità)
Ecco 3 chicche e curiosità storiche meno note su Ostuni:
1. Perché è bianca? Molto più di un fattore estetico (il “Super-Potere” della Calce, il vero segreto di Ostuni!)
Oggi tutti ammirano il candore di Ostuni, ma nel Medioevo e nel Seicento l’imbiancatura a calce era una vera e propria arma di distruzione di massa contro le epidemie. La calce (idrossido di calcio) ha un elevatissimo potere disinfettante e alcalino. Quando la peste e il colera devastavano la Puglia, Ostuni riuscì a limitare drasticamente i contagi proprio perché gli abitanti igienizzavano periodicamente vicoli, muri e case passandoci sopra strati di calce fresca. Inoltre, riflettendo la luce del sole abbagliante del Sud, la calce manteneva (e mantiene) le case fresche d’estate e illuminava i vicoli stretti che altrimenti sarebbero rimasti perennemente al buio.
2. Il “Vicolo Stretto” a prova di Saraceno
Se passeggi nel rione Terra, noterai che alcuni vicoli sono così stretti da permettere il passaggio di una sola persona alla volta (alcuni non superano gli 80 centimetri di larghezza). Non si trattava di cattiva progettazione, ma di urbanistica militare.
Ostuni era costantemente nel mirino dei pirati saraceni che sbarcavano sulla costa. Costruire un labirinto di vicoli stretti, tortuosi, pieni di false piste e vicoli ciechi serviva a spezzare la foga degli invasori: i pirati non potevano avanzare a cavallo, si disperdevano, perdevano l’orientamento e diventavano bersagli facilissimi per i cittadini che difendevano il borgo gettando olio bollente e pietre dalle finestre e dai passaggi pensili.
3. La Mamma più antica del mondo è qui
Anche se Ostuni evoca atmosfere medievali e barocche, il suo primato storico più incredibile risale a circa 28.000 anni fa. Nel parco archeologico di Santa Maria di Agnano (a pochissimi chilometri dal centro) è stato scoperto lo scheletro di “Delia”, la madre più antica del mondo.
Si tratta dei resti di una giovane donna di circa 20 anni, morta alla fine della gravidanza, che è stata seppellita con il suo feto in grembo. La cosa straordinaria è l’amore del seppellimento: è stata ritrovata in posizione rannicchiata, con la mano destra posta delicatamente a protezione della pancia e la testa adornata da una cuffia composta da centinaia di piccole conchiglie forate. Un reperto unico che puoi vedere da vicino nel museo cittadino.
Ecco una panoramica dei piatti tipici di Ostuni e dell’alto Salento, dove la tradizione contadina della boscaglia e delle Murge incontra i sapori del mare Adriatico. È un perfetto esempio di gastronomia a “chilometro zero” basata su olio extravergine d’oliva DOP, verdure selvatiche e paste fatte in casa.
1. Primi Piatti della Tradizione
- Orecchiette con cime di rapa: Il piatto simbolo della regione. Ad Ostuni la pasta fresca (fatta spesso con farina di semola rimacinata e un pizzico di grano arso) viene saltata con le cime di rapa, acciughe dissalate fatte sciogliere nell’olio bollente, aglio e un tocco di peperoncino o mollica di pane fritta (friccenn).
- Fave e Fogghie (Incapriata): Un pilastro della cucina povera locale. Si tratta di una purea vellutata di fave bianche secche, cotte a lungo in pignatta di terracotta, servita insieme a cicorielle selvatiche di campo ripassate. Il tutto viene irrorato con abbondante olio extravergine d’oliva crudo delle colline ostunesi.
- Maritati ai sapori della Terra: Una combinazione di orecchiette (che simboleggiano l’elemento femminile) e minchiaredd (maccheroncini rigati al ferretto, l’elemento maschile). Tradizionalmente si condiscono con un sugo denso di pomodoro fresco, basilico e una generosa grattugiata di cacioricotta salentino, un formaggio misto capra-pecora stagionato dal gusto sapido e deciso.
2. Secondi e la Cultura del “Fornello”
- Le Bombette: Anche se originarie della vicina Valle d’Itria, le bombette sono di casa nelle macellerie del centro storico di Ostuni. Sono involtini di capocollo di maiale ripieni di formaggio canestrato pugliese, prezzemolo, sale e pepe, cotti tradizionalmente allo spiedo nei forni verticali a legna delle macellerie (i “fornelli pronti”).
- Gnummareddi (o Turcinelli): Per i palati che amano i sapori intensi. Sono involtini prelibati fatti con fegato, polmone e cuore di agnello stretti all’interno del budello e profumati con foglie di prezzemolo gigante e finocchietto selvatico, poi arrostiti alla brace fino a diventare croccanti fuori.
- Frittura di Paranza e Polpo alla pignata: Data la vicinanza alla Marina di Ostuni (Villanova), il pesce fresco non manca mai. Il polpo viene cucinato lentamente nella sua stessa acqua all’interno di una pentola di terracotta, insieme a pomodorini, cipolla e peperoncino, diventando tenerissimo.
3. Street Food e Prodotti da Forno
- Focaccia Barese e Ostunese: Alta, soffice all’interno e croccante sui bordi grazie all’uso delle patate nell’impasto, condita con pomodorini schiacciati a mano, olive nere locali e origano selvatico.
- Taralli all’olio d’oliva: Immancabili compagni degli aperitivi, declinati nella versione classica, al finocchietto selvatico o al peperoncino, rigorosamente bolliti prima di essere infornati per garantire la massima friabilità.
- I Panzerotti fritti: Mezzelune di pasta lievitata ripiene di mozzarella (o forte ricotta scante) e pomodoro, fritte nell’olio bollente e consumate caldissime.
Il tocco finale: L’Olio d’Oliva DOP Collina di Brindisi:Ostuni è immersa nella piana degli ulivi millenari. L’olio che se ne ricava, principalmente dalla varietà Ogliarola Salentina, ha un sapore fruttato leggero con sentori di mandorla, perfetto per esaltare ognuno di questi piatti senza coprirne i sapori.
Ostuni (Informazioni utili)
Indirizzo del Comune di Ostuni (BR): Piazza della Libertà 67, CAP: 72017
URP (Ufficio Relazioni con il Pubblico): 0831/307000
Abitanti: 30000 circa.
Per maggiori informazioni visita il sito ufficiale comune.ostuni.br.it
Ostuni gode di un’ottima posizione geografica nell’alto Salento, il che la rende facilmente raggiungibile da tutta Italia attraverso diverse modalità di trasporto (treno, aereo, auto e autobus).
Ecco le soluzioni migliori a seconda del mezzo scelto:
1. In Aereo (La soluzione più rapida dal Centro-Nord)
Ostuni è servita da due aeroporti principali, entrambi ben collegati con il resto d’Italia:
- Aeroporto di Brindisi-Salento (Aeroporto del Salento): È lo scalo più vicino, a soli 35 km da Ostuni. Una volta atterrati, si può raggiungere la città in circa 30 minuti noleggiando un’auto, prendendo un taxi o utilizzando i servizi di autobus navetta locali (SITA o linee provinciali).
- Aeroporto di Bari-Karol Wojtyła: Dista circa 100 km. Dall’aeroporto di Bari è possibile prendere il treno navetta diretto per la Stazione Centrale di Bari e da lì proseguire con un treno regionale verso Ostuni (circa 50-60 minuti di viaggio).
2. In Treno (Comodo e sostenibile)
La Stazione di Ostuni si trova lungo la linea ferroviaria Adriatica (Bari-Lecce).
- Dall’Italia Centrale e Settentrionale: Ci sono treni diretti Frecciarossa e Intercity che collegano città come Milano, Bologna, Roma e Torino direttamente a Bari o Brindisi. Molti Frecciarossa fermano direttamente alla Stazione di Ostuni durante la stagione estiva.
- Dalla Campania/Calabria: Si viaggia via ferrovia fino a Taranto o Bari, per poi proseguire con i treni regionali di Trenitalia.
- La stazione dista circa 2,5 km dal centro storico. È collegata alla città da un servizio continuo di autobus urbani (STP Brindisi) coordinato con gli orari di arrivo dei treni.
3. In Auto (Per la massima libertà d’itinerario)
Raggiungere Ostuni in auto permette di esplorare al meglio anche la Valle d’Itria e le coste circostanti.
- Dalla Direttrice Adriatica (A14): Se si proviene dal Nord o dal Centro-Est (Milano, Bologna, Ancona, Pescara), si percorre l’autostrada A14 fino alla barriera di Bari Nord. Da Bari si prosegue sulla Strada Statale 16 (SS16) in direzione Brindisi/Lecce fino all’uscita per Ostuni.
- Da Roma e dal Tirreno (A1 o A16): Si percorre l’autostrada A1 o A16 fino a Bari, per poi immettersi sulla SS16 direzione Sud. Alternativamente, da Roma si può scendere verso Taranto tramite la SS106 e poi tagliare verso la Valle d’Itria.
- Dal Sud (Calabria/Sicilia): Si percorre la SS106 Jonica fino a Taranto, per poi proseguire sulla SS7 in direzione Grottaglie/Brindisi e deviare verso Francavilla Fontana o Ceglie Messapica seguendo le indicazioni per Ostuni.
4. In Autobus (Autolinee a lunga percorrenza)
Numerose compagnie di autobus a lunga percorrenza (come FlixBus o Itabus) collegano le principali autostazioni italiane (Roma Tiburtina, Milano Lampugnano, Napoli, ecc.) direttamente con Ostuni o con i nodi strategici vicini come Monopoli, Fasano o Brindisi, dai quali è poi semplicissimo spostarsi con i trasporti regionali.
Tutto quello che devi sapere su Ostuni (FAQ):
Non è una scelta casuale o puramente estetica. Storicamente, il verde e l’azzurro erano i colori della classe marinaia e dei pescatori. Poiché la calce bianca delle facciate veniva usata da tutti, dipingere gli infissi con i colori del mare e della vegetazione era l’unico modo per personalizzare la propria casa, renderla riconoscibile da lontano e richiamare il profondo legame che unisce il borgo collinare al mare Adriatico, distante solo pochi chilometri.
Ostuni custodisce la tomba della mamma più antica del mondo. Nel 1991, nella grotta di Santa Maria di Agnano, gli archeologi hanno scoperto lo scheletro straordinariamente conservato di una giovane donna di circa 20 anni vissuta ben 28.000 anni fa (nel Paleolitico). La cosa straordinaria è che la ragazza era incinta: apparteneva alla specie Homo sapiens e teneva ancora la mano destra appoggiata sul grembo, a protezione del suo bambino mai nato. Oggi è conosciuta in tutto il mondo come “Delia” o “La madre più antica del mondo”.
Geograficamente no, ma visivamente lo sembrava eccome! Nel Medioevo, la piana degli ulivi monumentali che circonda la collina di Ostuni era una zona paludosa e quasi impraticabile. Chi si avvicinava dal mare vedeva questo immenso colle bianco svettare solitario sopra una distesa verde e nebbiosa, dando l’esatta illusione di un’isola candida sospesa a metà tra il mare e il cielo. Una vera fortezza naturale inespugnabile per i pirati!
Buon soggiorno a Ostuni da borghidascoprire.eu
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