Navelli (Provincia di l’Aquila, Regione Abruzzo, Italia)
BORGHIDASCOPRIRE.EU fa tappa nello splendido Abruzzo per scoprire un borgo davvero particolare come Navelli in provincia di l’Aquila a 760 m.s.l.m. Il viaggio tra le meraviglie d’Abruzzo inizia dalle atmosfere senza tempo di Navelli, borgo dell’oro rosso, per poi scendere verso lo specchio d’acqua di Scanno e risalire fino alla suggestiva e dominante Rocca Calascio, proseguendo nell’autenticità nascosta di Santa Jona e tra i vicoli eleganti di Città Sant’Angelo, prima di lasciarsi incantare dalla maestosa fortezza di Civitella del Tronto e concludere questo itinerario d’altri tempi tra le storie medievali che si respirano a Capestrano. Benvenuti in Abruzzo!
Navelli (Accenni storici)
Le origini e il nome
La storia di Navelli affonda le radici in epoca preromana, quando l’area era abitata dai Vestini. Il territorio era un punto di passaggio cruciale, situato lungo il Tratturo Magno (L’Aquila-Foggia), la più importante via della transumanza. Il toponimo potrebbe derivare da “Inavelli” o da una radice che fa riferimento alle “navi” o “navate”, intese come la conformazione a conca delle vallette circostanti, oppure dal termine altomedievale “novellae”, che indicava le terre messe a coltura di recente.

Il Medioevo e il sistema dei Castelli
Il borgo attuale nasce in epoca medievale, presumibilmente intorno al VI-VII secolo, a causa delle invasioni barbariche e saracene. Per difendersi, le popolazioni sparse nei vicini insediamenti di fondovalle si rifugiarono sulla collina, dando vita a un processo di incastellamento.
Navelli si consolidò come un borgo fortificato racchiuso da mura, torri e porte d’accesso, controllato dai Signori locali. Nel 1254, il borgo partecipò attivamente insieme ad altri castelli del territorio alla fondazione della città dell’Aquila, alla quale rimase legato per secoli da vincoli politici ed economici, pur mantenendo una forte identità.
L’introduzione dello Zafferano: la svolta economica
Il momento di svolta per la storia e l’economia di Navelli avviene nel XIII secolo ed è legato a una figura leggendaria ma storicamente fondata: il monaco domenicano Santucci, originario della zona.
Il religioso, appartenente al tribunale dell’Inquisizione in Spagna, intuì che il clima e il terreno dell’Altopiano di Navelli erano perfetti per la coltivazione dei bulbi di Crocus sativus, che contrabbandò al suo ritorno in Abruzzo. L’introduzione dello zafferano (l’Oro Rosso) trasformò Navelli in un ricchissimo centro commerciale, capace di intessere rapporti d’affari con i grandi mercanti del Nord Europa, della Germania e di Venezia, che giungevano qui per acquistare la preziosa spezia.
Dal Rinascimento ai secoli successivi
Nel XV e XVI secolo, grazie alla ricchezza derivante dal commercio dello zafferano e dell’industria della lana legata alla transumanza, il borgo visse il suo massimo splendore architettonico. Sorsero eleganti palazzi signorili, corti interne e chiese riccamente decorate, tra cui spicca l’imponente Palazzo Santucci, costruito nel 1632 sulle rovine dell’antico Castello Medievale.
Dopo aver attraversato i secoli del dominio spagnolo e i danni di diversi terremoti storici (come quello devastante del 1703), il borgo ha conservato quasi intatto il suo impianto urbano medievale a spina di pesce, con le tipiche case-mura arroccate e le ripide scalinate in pietra che oggi lo rendono uno dei borghi più affascinanti d’Italia.
Navelli (Luoghi e monumenti da visitare in un giorno)
La Chiesa della Madonna del Rosario
E’ un gioiello di architettura sacra tardobarocca, situato nei pressi di via del Municipio. Rappresenta una testimonianza storico-artistica di grande valore, profondamente legata alle vicende storiche del borgo e alle grandi famiglie nobiliari del territorio.
Origini storiche e l’insediamento domenicano
Le radici del complesso religioso risalgono al XV e XVI secolo, quando sul sito sorgeva l’antica chiesa di San Pelino di Valva. Alla fine del Cinquecento, la struttura ospitò una piccola comunità di frati domenicani. Questo insediamento era strettamente connesso allo sviluppo economico di Navelli: l’ordine domenicano fu infatti il principale promotore della diffusione e della commercializzazione dello zafferano (l’Oro Rosso) in tutta l’area dell’altopiano.
La comunità domenicana gestì il complesso fino al 1652, anno in cui Papa Innocenzo X decretò l’abolizione dei piccoli conventi. Da quel momento, l’edificio entrò in una fase di forte abbandono, aggravata dall’epidemia di peste del 1656 e dalle devastazioni del disastroso terremoto del 1703.

La ricostruzione settecentesca e il barocco
La rinascita della Chiesa si deve all’iniziativa del reverendo Don Francesco Antonio Francesconi, il quale istituì la Congrega del Santissimo Rosario. Sotto la sua guida, nel 1726 iniziarono i lavori di totale rifacimento e ampliamento dell’edificio nelle attuali forme tardobarocche, un cantiere che si protrasse fino alla fine del XVIII secolo.
A differenza dell’esterno, che si presenta con una facciata piana e sobria caratterizzata da un portale in pietra decorato, l’interno a navata unica è ricco e scenografico:
- Gli altari e gli stucchi: La chiesa ospita sei altari laterali oltre all’altare maggiore. Molti di essi sono impreziositi da raffinati apparati in stucco che custodiscono le armi gentilizie e gli stemmi delle più importanti e nobili famiglie storiche di Navelli, a testimonianza del loro mecenatismo.
- Il monumentale organo barocco: L’elemento di maggiore pregio artistico all’interno è lo splendido organo a canne barocco, racchiuso in una maestosa cassa lignea riccamente intagliata, dipinta e decorata con fregi dorati, sormontata dalla statua della Beata Vergine del Rosario. L’opera reca la firma di Adriano Fedeli, celebre esponente di una dinastia di organari originari della Rocchetta di Camerino.
Storia recente
Gravemente danneggiata dal terremoto dell’Aquila del 2009, la Chiesa è stata sottoposta a un attento intervento di restauro e consolidamento strutturale, venendo ufficialmente riaperta al culto e restituita alla comunità nel maggio del 2019, esattamente a dieci anni dal sisma, in concomitanza con la festa della Madonna di Pompei.
Palazzo Santucci
E’ l’edificio più importante e rappresentativo di Navelli. Situato sulla sommità del colle su cui si sviluppa il borgo vecchio, la sua imponente mole domina l’intero Altopiano di Navelli e si integra perfettamente nel tessuto urbano fatto di case-mura e viuzze medievali.
Storia e Origini
Il palazzo fu edificato a partire dal 1632 (data incisa su una colonnina della cisterna interna) per volontà del barone Camillo Santucci. La sua costruzione non partì da zero: sorge infatti sulle rovine dell’antico Castello medievale del borgo, risalente all’epoca dell’incastellamento (XI-XII secolo). I Santucci decisero di trasformare la precedente struttura difensiva in una residenza signorile e baronale, che potesse riflettere il prestigio e la ricchezza accumulata dalla famiglia, soprattutto grazie al fiorente commercio dello zafferano e della lana.
Architettura: tra Fortezza e Residenza
Dal punto di vista architettonico, Palazzo Santucci rappresenta un perfetto esempio di transizione tra un castello difensivo e un palazzo residenziale tardo-rinascimentale:
- L’esterno: Conserva un aspetto austero e fortificato. Lungo il perimetro esterno sono ancora visibili le caratteristiche torrette angolari con feritoie, nate per scopi difensivi, e le tracce dell’antico fossato di recinzione che circondava la struttura.
- Il Cortile Interno: Varcato l’ingresso, lo stile si fa tipicamente signorile. Il cuore del palazzo è un ampio e suggestivo cortile interno rinascimentale, caratterizzato da un pozzo-cisterna centrale in pietra.
- Il Loggiato: Sul lato occidentale del cortile, una monumentale scala a due rampe conduce a un elegante loggiato a doppio ordine di arcate, dal quale i signori potevano affacciarsi e dominare visivamente la vita del borgo.
Il Palazzo oggi e modalità di visita
Oggi Palazzo Santucci è di proprietà del Comune di Navelli. Dopo aver subito importanti e complessi lavori di restauro strutturale, necessari anche a seguito dei danneggiamenti dovuti ai successivi eventi sismici della regione, il palazzo è diventato un centro culturale vivo. Le sue sale storiche ospitano mostre d’arte, convegni, eventi legati al territorio e attività della locale Pro Loco.
- Come visitarlo: Attualmente, per accedere all’interno e scoprirne gli spazi storici, il cortile e il loggiato, è consigliabile fare riferimento alla Pro Loco di Navelli (o attraverso i canali ufficiali di Visit Navelli), che organizza aperture mirate e visite guidate su prenotazione, specialmente durante la stagione estiva, i weekend o in concomitanza con le manifestazioni del borgo (come la celebre Sagra dello Zafferano e dei Ceci).
Palazzo Santucci è il punto di partenza perfetto per raccontare come la ricchezza economica dell’Oro Rosso si sia trasformata, nei secoli, in una straordinaria eredità architettonica.
Il Borgo Vecchio e la Porta di San Pelino
Questo binomio rappresenta il vero cuore pulsante dell’esperienza di viaggio a Navelli, configurandosi come una perfetta macchina del tempo per gli amanti del turismo lento e della fotografia urbana.
Porta di San Pelino: l’accesso medievale
Insieme a un secondo varco situato nei pressi della Chiesa di San Sebastiano, la Porta di San Pelino è una delle testimonianze difensive più antiche del paese, risalente direttamente al nucleo medievale originario (a differenza di altre porte come Porta Santa Maria o Porta Villotta, erette o ampliate nella seconda metà del Quattrocento dopo il devastante terremoto del 1456).
Situata sul versante sud-orientale, la porta prende il nome dalla vicina piazza omonima (punto ideale per lasciare l’auto prima di incamminarsi). Varcando il suo arco in pietra locale, l’impatto visivo è immediato: ci si ritrova catapultati nella Navelli tardo-medievale, nel punto esatto che per secoli ha delimitato lo spazio rurale esterno da quello protetto della cittadina.
Il Borgo Vecchio e l’urbanistica “a spina di pesce”
Appena superata la porta ci si immette su Via del Macello, la direttrice principale del borgo vecchio. Fino al secondo dopoguerra e prima del forte spopolamento dovuto all’emigrazione, questa via era il centro nevralgico del commercio locale; qui si concentravano le botteghe artigiane, il macello (ru macèglijë) e il forno comunale inferiore (ru fòrnë d’appédë, ossia il “forno a piedi”).
L’urbanistica del Borgo Vecchio è un capolavoro di adattamento geomorfologico:
- La struttura: La pianta stradale si sviluppa “a spina di pesce”. Via del Macello segue la linea di massima pendenza per risalire il colle, mentre da essa si diramano perpendicularmente stretti vicoli pianeggianti che assecondano le curve di livello della collina.
- Le case-mura e la roccia viva: Le abitazioni in pietra sono disposte a schiera e sfruttano la roccia calcarea viva direttamente come fondamenta. Le scale esterne e i gradini d’accesso sono spesso intagliati direttamente nella pietra della collina.
- Le stalle e le cantine: Camminando lungo i vicoli, si nota come i piani terra delle abitazioni presentino ingressi bassi e ampi: erano le vecchie stalle o cantine, interamente scavate nella roccia, utilizzate per conservare i prodotti agricoli, gli attrezzi e il prezioso zafferano.
- Le case-arco: Per collegare edifici posti a quote differenti e ottimizzare lo spazio interno alle mura, l’architettura locale ha fatto un larghissimo uso di archi e passaggi coperti, che creano suggestivi giochi di luce e ombre perfetti da fotografare.
Un itinerario “slow” in salita
Attraversare il Borgo Vecchio partendo da Porta di San Pelino significa affrontare una camminata lenta e rigorosamente in salita. Passo dopo passo, la pendenza conduce il visitatore fino alla sommità del colle, dove il percorso termina sbucando a Porta Castello, l’antico varco d’accesso che immette direttamente sulla piazza dominata dalla mole di Palazzo Santucci.
Questa passeggiata racchiude l’essenza stessa del borgo: il silenzio delle pietre, gli scorci che si aprono improvvisi sull’Altopiano e i piccoli dettagli storici, come le antiche iscrizioni o i forni comunitari restaurati, che raccontano una secolare routine rurale.
Navelli (Curiosità e golosità)
Ecco alcune delle curiosità e degli aneddoti più affascinanti su Navelli:
1. I numeri incredibili dell’Oro Rosso
Tutti sanno che Navelli è la patria dello zafferano, ma pochi conoscono la mole di lavoro umano che si nasconde dietro questa spezia. Per ottenere un solo chilogrammo di zafferano essiccato, è necessario raccogliere a mano, all’alba e prima che si aprano con il sole, circa 200.000 fiori di Crocus sativus. Successivamente, sempre a mano, occorre separare i tre filamenti rossi (gli stimmi) da ogni singolo fiore. Questo lavoro certosino la rende, al grammo, una delle spezie più costose al mondo.
2. Il “contrabbando” del monaco Santucci
L’introduzione dello zafferano in Abruzzo nel XIII secolo si deve a una vera e propria operazione di “contrabbando” botanico. Il monaco domenicano Domenico Santucci, originario proprio di Navelli, operava in Spagna come membro del tribunale dell’Inquisizione. Affascinato dalla preziosa pianta coltivata dai Mori, decise di nascondere alcuni bulbi nei suoi bagagli per portarli in patria, sfidando i severi divieti di esportazione dell’epoca. Il clima e il terreno calcareo dell’Altopiano fecero il resto, decretando la fortuna del borgo.
3. Il cece che finì nei dipinti del Rinascimento
Oltre allo zafferano, la piana è famosa per il Cece di Navelli (oggi Presidio Slow Food). Tra le due varietà locali, quella “rossa” (più piccola, rugosa e dal sapore intenso) vanta una curiosità artistica: si racconta che la sua forma e consistenza uniche ispirarono alcuni dettagli chiaroscurali e decorativi realizzati da maestri del Rinascimento, colpiti dalla perfezione geometrica e dalle sfumature di questo legume durante i loro passaggi lungo le vie della transumanza.
4. Il Palio degli Asini: una parodia di successo
Ogni anno, ad agosto, in concomitanza con la celebre Sagra dei Ceci e dello Zafferano, Navelli ospita il “Palio degli Asini”. A differenza di molte altre manifestazioni storiche, questa non ha origini medievali, ma è nata nel 1980 dalla pura goliardia e fantasia di tre amici del posto (tra cui un membro del Teatro Stabile d’Abruzzo). L’evento, nato come una parodia ironica dei palii più blasonati come quello di Siena, è diventato col tempo una tradizione amatissima, con tanto di corteo in costume d’epoca e una accesissima competizione tra i rioni del borgo e della frazione di Civitaretenga.
5. L’autostrada verde del Tratturo Magno
Navelli sorge lungo il Tratturo Magno, l’immensa “autostrada verde” della transumanza che per secoli ha collegato L’Aquila a Foggia. Questa posizione non portava solo pastori e greggi, ma trasformava il borgo in un crocevia culturale unico. Poco fuori dal centro abitato, la Chiesa di Santa Maria in Cerulis (XI secolo) sorge proprio sui resti di un antico insediamento romano e fungeva da punto di sosta, preghiera e “dogana” per le imponenti migrazioni stagionali di uomini e animali.
La cucina di Navelli è lo specchio fedele della sua storia: un incontro perfetto tra la tradizione pastorale della transumanza e l’eccellenza dello Zafferano dell’Aquila DOP, l’Oro Rosso che cresce sull’altopiano.
Ecco i piatti tipici più autentici e rappresentativi del borgo, ideali da assaporare durante il tuo meraviglioso viaggio:
1. Gnocchetti con i Ceci di Navelli e Zafferano
È il piatto simbolo per eccellenza, che unisce le due grandi perle agricole del territorio. Gli gnocchetti (spesso acqua e farina, preparati a mano) vengono conditi con un sugo a base di Ceci di Navelli (piccoli, saporiti e Presidio Slow Food) e una crema vellutata allo zafferano. Un piatto povero nella concezione, ma regale nel gusto.
2. Risotto allo Zafferano DOP di Navelli
Sebbene il risotto sia una preparazione tipica del Nord Italia, qui a Navelli diventa un piatto identitario. Viene cucinato utilizzando esclusivamente gli stimmi puri della spezia locale lasciati in infusione. Il risultato è un risotto dal colore giallo oro brillante, con un profumo intenso, aromatico e leggermente tostato, ben diverso da quello realizzato con la polvere commerciale.
3. Baccalà all’Abruzzese (con Zafferano e Patate)
Nelle aree interne dell’Abruzzo, il baccalà sotto sale è stato per secoli uno dei pochi pesci disponibili. A Navelli la ricetta tradizionale lo vede cotto in umido o al forno, arricchito con patate del territorio, una spolverata di zafferano che ne ingentilisce il sapore e, spesso, l’aggiunta di peperone dolce secco (il peperone crusco locale).
4. Spaghettata alla Trappitara
Una ricetta legata alla raccolta delle olive e alla tradizione dei frantoi (trappeti). È un primo piatto semplice ma robusto, in cui gli spaghetti vengono conditi con l’olio extravergine d’oliva appena franto, aglio, peperoncino piccante e una generosa manciata di noci tritate, che donano una nota croccante e autunnale.
5. I “Surgitti” (o Gnocchi di patate locali)
Le patate coltivate sull’altopiano, grazie al terreno calcareo e all’altitudine, hanno pochissima acqua e molta sostanza, caratteristiche perfette per l’impasto degli gnocchi. I surgitti navellesi vengono tradizionalmente conditi con un ricco ragù di castrato (carne di pecora), tipico della cucina pastorale abruzzese.
Il Dolce: Le Scarpelle (o Vecchiarelle)
Per chiudere il pasto, specialmente durante le festività natalizie o in occasione delle sagre estive, non possono mancare le Scarpelle. Si tratta di soffici frittelle di pasta lievitata, allungate a mano e fritte in olio bollente. Nella versione di Navelli, l’impasto viene spesso profumato con i semi di anice o con un pizzico di zafferano, e infine ripassato nello zucchero semolato.
Navelli (Informazioni utili)
Indirizzo del Comune di Navelli (AQ): Via Pereto 2, CAP: 67020
URP (Ufficio relazioni con il pubblico): 0862/959119
Abitanti: 582 circa.
Per maggiori informazioni consulta il sito ufficiale: comune.navelli.aq.it
Navelli si trova in una posizione interna e collinare in provincia dell’Aquila, ma è ben collegato grazie alla vicinanza con importanti assi autostradali e strade statali.
Ecco le principali opzioni per raggiungere il borgo da Nord, Centro e Sud Italia, perfette per un comodo e rilassante viaggio:
In Auto (La scelta ideale per il turismo lento)
L’auto è sicuramente il mezzo migliore per esplorare Navelli e l’omonimo altopiano, garantendo la massima libertà di movimento. Il borgo è attraversato direttamente dalla Strada Statale 17 (SS17).
- Da Roma e dal Centro-Ovest: Si prende l’autostrada A24 (Roma-L’Aquila-Teramo) in direzione L’Aquila, proseguendo poi sulla A25 (Torano-Pescara) fino all’uscita di Bussi/Popoli. Da lì si seguono le indicazioni per la SS153 in direzione L’Aquila/Navelli. Il tempo di percorrenza da Roma è di circa 1 ora e 50 minuti.
- Da Pescara e dalla Costa Adriatica (Est): Si imbocca l’autostrada A25 in direzione Roma fino all’uscita di Bussi/Popoli, immettendosi poi sulla SS153 seguendo i cartelli per Navelli. Il tragitto da Pescara richiede circa 55 minuti.
- Da Nord (Bologna, Milano, Venezia): Si percorre l’autostrada A14 (Adriatica) verso sud fino all’altezza di Giulianova. Si imbocca la A24 in direzione L’Aquila, uscendo al casello di L’Aquila Est. Da qui si prosegue sulla SS17 in direzione Pescara/Navelli per circa 30 km.
- Da Sud (Napoli, Bari): * Da Napoli: Si percorre la A1 fino a Caianello, poi si imbocca la SS85 verso Venafro e si prosegue in direzione Castel di Sangro/Sulmona tramite la SS17, risalendo l’Abruzzo fino a Navelli.
- Da Bari: Si risale la A14 verso nord fino al bivio con la A25 (all’altezza di Pescara), per poi seguire l’itinerario adriatico uscendo a Bussi/Popoli.
In Autobus e Treno
Per chi preferisce viaggiare senza auto, le soluzioni migliori combinano il treno o i bus a lunga percorrenza con le autolinee regionali abruzzesi (TUA – Trasporto Unico Abruzzese).
- I nodi ferroviari di riferimento: Le stazioni ferroviarie principali più vicine e collegate sono L’Aquila e Pescara Centrale.
- Collegamenti regionali in bus: Sia dal terminal bus di Pescara che da quello dell’Aquila (Collemaggio) partono corse quotidiane di autobus regionali TUA che coprono la tratta della SS17 e fermano direttamente a Navelli.
- Bus diretti dalle grandi città: Esistono comodi collegamenti diretti in autobus (gestiti da compagnie come TUA, Flixbus o Itabus) che collegano Roma (Stazione Tiburtina) a L’Aquila, rendendo lo scalo rapido e agevole.
In Aereo
Per chi arriva da molto lontano (isole o tratte internazionali), gli aeroporti di riferimento sono:
- Aeroporto d’Abruzzo (Pescara – PSR): Dista circa 65 km. Dall’aeroporto è possibile noleggiare un’auto oppure prendere un bus/navetta per la stazione centrale di Pescara e da lì proseguire in autobus.
- Aeroporti di Roma (Fiumicino – FCO / Ciampino – CIA): Distano circa 180 km. Sono ottimamente collegati con la stazione di Roma Tiburtina, da cui partono i bus diretti verso L’Aquila.
FAQ:
Tutto quello che devi sapere su Navelli (FAQ):
Non si tratta di una scelta puramente estetica, ma di un geniale stratagemma medievale. La via principale (Via del Macello) taglia il colle in verticale seguendo la massima pendenza, mentre i vicoli laterali si sviluppano in orizzontale seguendo le curve di livello. Questa struttura “a spina di pesce” serviva a facilitare il transito degli animali da soma carichi di merci o legna, evitando che scivolassero, e permetteva alle acque piovane di defluire rapidamente ai lati del colle senza allagare le case.
Navelli deve la sua immensa ricchezza storica al “contrabbando” operato da un monaco domenicano del posto, Padre Domenico Santucci. Nel XIII secolo, mentre si trovava in Spagna per conto del Tribunale dell’Inquisizione, il monaco rimase affascinato dalle coltivazioni di zafferano introdotte dai Mori. Poiché l’esportazione dei bulbi vivi era severamente vietata e punita, Santucci li nascose tra i suoi effetti personali e li portò segretamente in Abruzzo, dando inizio alla leggenda dell’Oro Rosso.
È una divertentissima corsa che si tiene ogni anno ad agosto, in cui i rioni storici del borgo si sfidano cavalcando dei testardi asinelli. La vera curiosità è che non si tratta di una rievocazione medievale: il Palio è nato nel 1980 dalla pura goliardia di un gruppo di amici del posto. Volevano creare una parodia ironica dei palii più blasonati (come quello di Siena) per intrattenere i turisti durante la Sagra dello Zafferano. L’esperimento ha avuto un successo tale da trasformarsi in una tradizione irrinunciabile e super competitiva!
Buon soggiorno a Navelli da borghidascoprire.eu
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