Cella Monte (Provincia di Aessandria, Regione Piemonte, Italia)
BORGHIDASCOPRIRE.EU fa tappa nel borgo romantico di Cella Monte in provincia di Alessandria a 268 m.s.l.m.
Il viaggio alla scoperta del Piemonte autentico inizia da Cella Monte per poi risalire verso l’atmosfera misteriosa ed esoterica di Rosazza, proseguire tra i vigneti ondulati delle Langhe a Neive, toccare le vette occitane in pietra di Chianale.
Ritrovare la quiete lacustre sulle sponde di Orta San Giulio e concludersi infine tra i vicoli medievali e i profumi marittimi di Garessio. Benvenuti in Piemonte!
Cella Monte (Accenni storici)
Le due teorie:
Il toponimo “Cella” ha radici antiche e affascinanti. La teoria più accreditata storicamente fa risalire il nome alle celle vinariae, ovvero i depositi di vino e provviste che i primi abitanti della zona scavarono nelle colline argillose e tufacee.
Una seconda ipotesi, di stampo religioso, attribuisce il nome a piccoli insediamenti monastici o cenobi (le celle, appunto) sorti nell’alto Medioevo.

Il Medioevo e le prime testimonianze
Il primo documento ufficiale in cui compare il nome del borgo risale al XII secolo (precisamente al 1197), in un atto legato a controversie territoriali tra i signori locali e il vicino Comune di Casale Monferrato.
Durante l’epoca medievale, il territorio fu controllato da diverse famiglie nobiliari fedeli ai Marchesi del Monferrato, tra cui spiccano i Radicati e i della Valle.
Il patrimonio ipogeo: la nascita degli Infernot
Verso la metà dell’Ottocento, la perizia degli abitanti nel lavorare la Pietra da Cantoni si spostò nel sottosuolo.
Sotto le normali cantine delle abitazioni, i contadini iniziarono a scavare a mano gli infernot: vere e proprie opere d’arte ingegneristiche sotterranee, prive di luce e ventilazione diretta, dove la temperatura e l’umidità rimangono costanti tutto l’anno.
Nati per custodire le bottiglie di vino più pregiate per i grandi eventi familiari, gli infernot non erano semplici depositi, ma spazi cerimoniali e identitari della cultura contadina del Monferrato.
Storia recente e riconoscimento UNESCO
Dopo aver attraversato indenne le guerre d’indipendenza e i conflitti del Novecento mantenendo intatta la sua vocazione agricola, Cella Monte ha vissuto una profonda riscoperta culturale negli ultimi decenni.
Il culmine di questo percorso è arrivato nel 2014, quando il borgo è stato incluso nel patrimonio mondiale dell’umanità UNESCO all’interno del sito seriale “I paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato”, nello specifico come componente cardine del panorama degli Infernot.
Cella Monte (Monumenti e luoghi da visitare in un giorno)
La Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta
E’ la Parrocchiale di Cella Monte, infatti, si tratta di un edificio di grande interesse storico e architettonico, ideale da visitare per un viaggio lento nel Monferrato, poiché racconta perfettamente l’evoluzione artistica, religiosa e sociale del borgo.
Cenni Storici e Origini
- L’antica sede: In origine, la Parrocchiale del borgo era l’antica Chiesetta di San Quirico (di epoca romanica, risalente all’XI-XII secolo), situata in una posizione più periferica verso Rosignano Monferrato.
- La necessità di un nuovo centro: Nel 1584, durante una visita pastorale, il visitatore apostolico Monsignor Carlo Montiglio ordinò la costruzione di un nuovo tempio.
- La costruzione: La nuova struttura, edificata nel cuore del paese (nell’attuale Piazza Vallino), era già parzialmente utilizzata nel 1603 e fu completata nelle sue componenti essenziali intorno al 1610, per poi essere solennemente consacrata nel 1633. Venne dedicata ai Santi Quirico, Giulitta e Cecilia, martiri di epoca romana.
Architettura ed Evoluzione Stilistica
La chiesa si presenta come un affascinante connubio di stili, frutto di rimaneggiamenti e ampliamenti avvenuti nel corso dei secoli:
- L’impianto barocco e i materiali locali: L’interno e la struttura originaria conservano la solennità del barocco piemontese. Gran parte dei muri laterali e delle strutture retrostanti evidenziano l’uso della caratteristica Pietra da Cantoni, il materiale identitario del borgo.
- La facciata novecentesca: A fare da forte contrasto visivo con il resto della struttura in pietra è la facciata monumentale. Progettata dall’architetto Vittorio Tornielli nel 1922 (e realizzata nel 1927), si presenta in mattoni a vista con un’elegante impronta eclettica/neoclassica.
- Il campanile e il sagrato: Il campanile svetta sul profilo del borgo dal 1777, mentre il sagrato antistante in ciottoli fu realizzato tra il 1738 e il 1740. La scenografica scalinata d’accesso in pietra fu invece aggiunta nell’Ottocento (intorno al 1838) per risolvere problemi di umidità dovuti al dislivello del terreno.
Le Opere d’Arte Interne
L’interno, a tre navate divise da pilastri, custodisce un ricco apparato decorativo e importanti testimonianze artistiche:

- Gli affreschi delle volte: I soffitti presentano pregevoli dipinti ottocenteschi rinnovati tra il 1886 e il 1887. Tra le scene principali spiccano i Simboli della Passione con la Santa Veronica, la Santa Maria Assunta in Cielo e l’Esaltazione della Croce.
- I dipinti parietali: Sulle pareti e nel presbiterio si possono ammirare tele di pregio che raffigurano l’Adorazione dei Pastori, la Predicazione di San Giovanni Battista e Santa Maria Maddalena.
- Altari e Cappelle: Di grande rilievo è l’altare maggiore in marmo (costruito tra il 1771 e il 1773). Tra le cappelle laterali spiccano quella dedicata a Sant’Antonio da Padova (del 1682, con un ricco apparato statuario) e la cappella dell’Addolorata (realizzata nel 1809 su progetto dell’architetto Giovanni Battista Formiglia, con stucchi di Liberato Francesco Salvini).
- La Cantoria: Sopra la bussola d’ingresso in legno domina una splendida cantoria con un organo storico, protetta da una balconata.
Da osservare attentamente:
- La connessione con Piazza Vallino: La chiesa definisce la cosiddetta “piazza dei due poteri” (ospita sia la parrocchiale che il Municipio), un classico esempio di urbanistica dei borghi monferrini.
- Il percorso dei Santi Quirico e Giulitta: Spiega il legame con l’antica chiesetta omonima all’ingresso del paese, creando un ideale itinerario a piedi che attraversa tutto il borgo, partendo dalla prima pieve romanica per arrivare a questa monumentale parrocchiale secentesca.
L‘Ecomuseo della Pietra da Cantoni
E’ ospitato nello splendido Palazzo Volta (edificio del XIV secolo con loggiato quattrocentesco), ed è il vero cuore pulsante e culturale di Cella Monte.
Questa struttura non è un semplice museo statico, ma una vera e propria porta d’accesso per comprendere il paesaggio circostante, l’architettura del borgo e, soprattutto, il patrimonio ipogeo (sotterraneo) degli Infernot, che ha valso a questa zona il riconoscimento come Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO nel 2014.
L’Ecomuseo della Pietra da Cantoni (Palazzo Volta)
L’Ecomuseo nasce con l’obiettivo di documentare, proteggere e promuovere la cultura legata all’uso della Pietra da Cantoni. All’interno del percorso espositivo, il visitatore viene accompagnato in un viaggio nel tempo:
- La Geologia: Si scopre l’origine della roccia sedimentaria locale, formatasi nel Miocene (tra i 16 e i 20 milioni di anni fa) quando il Monferrato era sommerso dal mare. Nei blocchi di pietra delle case e del museo si possono infatti scorgere facilmente fossili di conchiglie, coralli e denti di squalo.
- Il Lavoro dell’Uomo: Viene illustrato il duro lavoro dei cantonisti (i cavatori) e dei tagliapietre, che estraevano i blocchi (i “cantoni”) dalle cave sotterranee e a cielo aperto, modellando l’economia e l’aspetto visivo di tutta la zona.
Gli Infernot: Capolavori del Sottosuolo
Il pezzo forte della visita all’Ecomuseo è la discesa nel suo infernot monumentale, uno dei più belli e meglio conservati del Monferrato.
L’infernot è una camera sotterranea scavata direttamente nella Pietra da Cantoni, situata sotto le normali cantine delle case. Le sue caratteristiche tecniche lo rendono un capolavoro di bioedilizia empirica del passato:
- Microclima perfetto: Essendo scavati interamente nella roccia viva, a profondità che variano dai 3 agli 8 metri, mantengono una temperatura costante tutto l’anno (tra i 12 e i 14 gradi centigradi) e un livello di umidità ottimale.
- Funzione: Erano privi di luce e di ventilazione proprio per garantire la conservazione a lungo termine delle bottiglie di vino più pregiate (il vino della festa, dei matrimoni o delle annate storiche).
Informazioni da conoscere:
- Il Circuito degli Infernot: L’Ecomuseo è il punto di partenza ideale perché, oltre a mostrare il proprio infernot pubblico, coordina le aperture degli infernot privati dei cittadini di Cella Monte, che in determinate occasioni o su prenotazione aprono le porte delle proprie case per mostrare questi tesori nascosti.
- Logistica: Per chi pianifica un itinerario di un giorno, la visita guidata all’Ecomuseo e all’infernot di Palazzo Volta richiede circa 45-60 minuti. È un’esperienza fortemente sensoriale (il cambio di temperatura, l’odore della roccia e del vino, il silenzio assoluto del sottosuolo) che incarna perfettamente la filosofia del viaggio lento e consapevole.
Le Case-Forti: L’Anima Difensiva del Borgo e Palazzo Radicati
Prima che il paese si espandesse con le forme armoniose dell’Ottocento rurale, il tessuto urbano di Cella Monte era dominato dalle case-forti. Si trattava di strutture nate tra il XIII e il XIV secolo, un’epoca segnata da continue tensioni e scontri territoriali tra le fazioni locali e il potente Comune di Casale Monferrato.
- La struttura: A differenza dei castelli isolati, la casa-forte era una residenza signorile fortificata inserita direttamente nel tessuto del paese. Univa le esigenze abitative della nobiltà agraria a chiare necessità militari: spesse mura perimetrali, pochissime aperture al piano terra e ingressi protetti.
- I materiali: Passeggiando lungo l’asse viario di Via Caraccia e Via Dante, potrai notare come la base di queste strutture veda l’unione della Pietra da Cantoni a inserti in mattone pieno (il tipico “cotto” piemontese), un accostamento cromatico e strutturale tipico del Medioevo monferrino.
Palazzo Radicati: Nobiltà e Architettura
Tra tutte le dimore gentilizie del borgo, Palazzo Radicati (situato nel nucleo storico superiore) rappresenta l’esempio meglio conservato di questa evoluzione architettonica. La famiglia Radicati, nobili di stirpe aleramica e storici feudatari della zona, legò profondamente il proprio nome alle vicende del paese.
- I dettagli gotici: Osservando la facciata del palazzo, l’occhio del viaggiatore attento viene catturato dagli elementi decorativi in cotto. Spiccano le cornici delle finestre e i resti di antichi archi ogivali (a sesto acuto) tipici dello stile gotico piemontese.
- Il portale monumentale: L’accesso al palazzo avviene tramite un maestoso portale che immette in un cortile interno. Questi spazi interni, spesso non visibili direttamente dalla strada, fungevano da vere e proprie fortezze autonome in caso di assedio del borgo, dotate di cisterne d’acqua e ampi magazzini per le provviste.
- Il legame con il sottosuolo: Come gran parte delle dimore nobiliari di Cella Monte, anche Palazzo Radicati nasconde nei suoi sotterranei cantine storiche monumentali e infernot di pregio, dove la famiglia custodiva le riserve vinicole del feudo.
Cella Monte (Curiosità e golosità)
Ecco alcune chicche e curiosità storiche meno note su Cella Monte:
Un borgo nato sul fondo del mare
Quando cammini per Cella Monte, stai letteralmente camminando su un antico fondale marino. La Pietra da Cantoni con cui sono costruite le case si è formata nel Miocene (tra i 16 e i 20 milioni di anni fa). La curiosità?
Basta avvicinarsi ai muri delle abitazioni lungo le vie del borgo o osservare attentamente le pareti degli infernot per scorgere a occhio nudo conchiglie, frammenti di coralli e impronte marine perfettamente conservate nella pietra.
Perché si chiama “Cella”? Le due ipotesi
Il nome del borgo è un piccolo mistero storico. La teoria più affascinante (e legata alla tradizione locale) vuole che derivi dalle celle vinariae, ovvero i primissimi depositi scavati nel tufo per conservare il vino e le provviste.
Il nome potrebbe derivare dalle “celle” dei piccoli monasteri (cenobi) che i monaci parigini dell’Abbazia di San Germano d’Auxerre fondarono in questa zona nell’alto Medioevo. In entrambi i casi, la parola racchiude l’anima intima e nascosta del borgo.
Gli Infernot scavati “al buio” nei mesi invernali
I contadini non progettarono gli infernot come avrebbero fatto gli architetti, ma li modellarono con la loro sapienza empirica. La curiosità sta nel periodo e nelle modalità di realizzazione: la comunità rurale scavava queste stanze rigorosamente in inverno, quando il gelo fermava il lavoro nelle vigne.
Armati solo di piccone, scalpello e della luce fioca delle candele, scavavano la pietra umida calcolando le pendenze e le nicchie a occhio. Un lavoro di pura precisione geometrica fatto interamente al buio delle viscere della terra.
La “Piazza dei due Poteri”
Piazza Vallino, il cuore del paese, incarna perfettamente la pianificazione urbanistica monferrina medievale. I residenti la definiscono “la piazza dei due poteri” perché fa convergere nello stesso spazio l’autorità religiosa (la monumentale Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta) e l’autorità civile (il Municipio, che occupa un’ala dello storico Palazzo Volta). In questo punto, da secoli, si incrociano la vita quotidiana e la politica dei cellesi.
Cella Monte (Informazioni utili)
Indirizzo del Comune di Cella Monte (AL): Via Dante Barbano 30, CAP: 15034
URP (Ufficio relazioni con il pubblico): 0142/488161
Abitanti: 443 circa.
Per maggiori informazioni consulta il sito ufficiale comune.cellamonte.al.it
Cella Monte si trova nel cuore del Monferrato Casalese e grazie alla sua posizione strategica, baricentrica rispetto al triangolo industriale Torino-Milano-Genova, è facilmente raggiungibile da diverse zone d’Italia, vediamo come:
In Auto (La scelta ideale)
L’auto è sicuramente il mezzo migliore per raggiungere il borgo e per esplorare in totale libertà le colline circostanti del Monferrato.
Da Nord-Ovest (Torino / Valle d’Aosta): Autostrada A21 (Torino-Piacenza), uscita Astiorvest o Felizzano, proseguendo poi in direzione Casale Monferrato / Cella Monte. In alternativa, Autostrada A4 (Torino-Milano) fino al raccordo con la A26 (Voltri-Sempione), direzione Alessandria, uscita Casale Monferrato Sud.
Da Nord-Est (Milano / Lombardia / Veneto): Autostrada A4 (Milano-Torino) fino al raccordo con la A26, oppure Autostrada A7 (Milano-Genova) deviando sulla A21 in direzione Torino. L’uscita di riferimento più comoda è sempre Casale Monferrato Sud (da cui il borgo dista circa 12 km).
Da Centro e Sud Italia: Risalendo l’Autostrada del Sole (A1) fino a Piacenza, si imbocca la A21 in direzione Torino, per poi prendere la A26 in direzione Gravellona Toce fino all’uscita Casale Monferrato Sud (o in alternativa uscire ad Alessandria Ovest sulla A21 e proseguire lungo la SP10 e la SP50).
In Treno
Il borgo non dispone di una stazione ferroviaria interna, ma ci si può appoggiare alle stazioni principali della zona:
Stazione di Casale Monferrato: È la più vicina (circa 12 km). È collegata regolarmente con le stazioni di Chivasso (per chi arriva da Torino o Milano) e Alessandria.
Stazione di Alessandria o Asti: Per chi viaggia con treni a lunga percorrenza o Frecciarossa, queste stazioni offrono ottimi collegamenti. Da qui è possibile prendere un treno regionale per Casale Monferrato oppure muoversi con i bus locali.
In Autobus
Dalla stazione ferroviaria di Casale Monferrato partono le linee di autobus locali gestite dalle compagnie di trasporto regionali che collegano la città con i vari borghi del comprensorio collinare, tra cui Cella Monte. Trattandosi di linee extraurbane, è sempre consigliabile verificare gli orari sul sito ufficiale dei trasporti piemontesi, specialmente nei giorni festivi.
In Aereo
Per chi arriva da molto lontano e preferisce l’aereo abbinato a un’auto a noleggio, gli aeroporti più vicini e comodi sono:
Milano Malpensa (MXP) o Milano Linate (LIN): distanti circa 1 ora e un quarto d’auto.
Torino Caselle (TRN): distante circa 1 ora e 10 minuti d’auto.
Genova Cristoforo Colombo (GOA): distante circa 1 ora e 20 minuti d’auto.
FAQ:
Tutto quello che devi sapere su Cella Monte (FAQ):
Sì, è assolutamente vero. Circa 20 milioni di anni fa (nell’epoca del Miocene), il territorio dove oggi sorge il Monferrato era interamente sommerso dalle acque calde di un mare tropicale.
La Pietra da Cantoni, la caratteristica roccia dorata con cui è costruito l’intero borgo, si è formata proprio dal deposito millenario di sedimenti, gusci e residui marini su quel fondale.
La cosa incredibile è che non serve un geologo per notarli: camminando tra i vicoli del centro o scendendo negli infernot, basta avvicinarsi alle pareti per scorgere a occhio nudo conchiglie e fossili marini incastonati nella pietra delle case.
La nascita degli infernot è legata ai ritmi della vita contadina e alla sapienza empirica. Venivano scavati rigorosamente nei mesi invernali (tra dicembre e febbraio) per due motivi principali: il primo è logistico, poiché in inverno i lavori nei campi e nelle vigne erano fermi.
Il secondo è strutturale, dato che la Pietra da Cantoni, quando è nel sottosuolo e impregnata dell’umidità invernale, risulta molto più tenera e facile da intagliare rispetto all’estate.
I contadini scendevano sotto terra e, armati solo di piccone, scalpello e della luce fioca di una candela, creavano questi capolavori di precisione geometrica calcolando le pendenze e le nicchie interamente a occhio.
Il nome “Cella” nasconde un piccolo enigma storico che divide gli esperti. La tradizione popolare ama pensare che derivi dalle celle vinariae, ovvero i primissimi depositi di vino scavati nel tufo dalle comunità agricole locali.
Il nome del borgo potrebbe quindi essere l’eredità lasciata da quei monaci d’oltralpe secoli fa.
Buon soggiorno a Cella Monte da borghidascoprire.eu
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